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I rischi di una crisi bancaria in Cina nei prossimi tre anni sono aumentati al maggior livello delle principali economie con una crescita anche per Brasile e Turchia.

È quanto emerge dal rapporto trimestrale della Bri, la 'banca delle banche centrali' con sede a Basilea che stila un indicatore di rischio basato su fattori legati al credito, prezzi immobili e costi interessi.

In Cina è in corso un deflusso di capitali da parte delle banche di 109 miliardi di dollari nel solo primo trimestre e che potrebbe proseguire anche nel terzo trimestre dopo la decisione delle autorità di Pechino ad agosto di svalutare lo yuan/renminbi, emerge dal rapporto trimestrale della Bri.

In particolare, il rapporto conferma e amplia quanto emerso nelle stime preliminari diffuse a fine luglio, prima della decisione della Banca centrale cinese. Secondo un'analisi sul tema contenuta nel rapporto, il deflusso iniziato a fine 2014 e proseguito nei primi tre mesi del 2015 ha aumentato "la pressione sul renminbi e, dato lo stretto controllo della valuta, sulle riserve ufficiali".

"Indebolendo gli incentivi a detenere le posizioni lunghe sulla valuta si è creato un deflusso netto sia in renminbi che in valuta straniera nel primo trimestre. Dati che sono indizi di cosa può succedere nel terzo trimestre durante il quale la Cina ha cambiato la sua politica di tassi di cambio" sottolinea il rapporto.

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SDA-ATS