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Un gruppo jihadista, il sedicente "Partito islamico del Turkestan", ha rivendicato l'attacco a piazza Tiananmen a Pechino del 28 ottobre scorso, che aveva causato sei morti, tra cui tre attentatori.

"Si è trattato di una operazione jihadista", afferma il Site, il centro di monitoraggio dell'estremismo islamico sul web: il gruppo ha pubblicato un comunicato del loro leader, in lingua uighura. "È solo l'inizio", afferma la sigla.

Già tre giorni dopo l'attentato - che causò anche una quarantina di feriti e in cui persero la vita, oltre alle vittime, tre kamikaze - Meng Jianzhu, massimo responsabile della sicurezza in Cina, aveva parlato di un attacco "organizzato e premeditato" con la complicità del Movimento Islamico del Turkestan dell'Est (Etim): un gruppo legato all'internazionale islamica del terrore con basi in Afghanistan e nelle aree tribali del Pakistan, che si richiama a una vasta regione geografica (un tempo chiamata Turkestan) estesa fino a parte dell'Asia centrale ex sovietica.

Secondo le autorità cinesi, l'Etim avrebbe in effetti dato "appoggio" logistico agli attentatori suicidi. Dopo l'attacco, 5 persone di etnia uighura erano state del resto già arrestate a Pechino come presunti fiancheggiatori dei kamikaze.

Gli uighuri sono una minoranza etnica di religione musulmana originaria del Xinjiang, nel nordovest della Cina. I nazionalisti uighuri indicano il territorio in cui vivono come 'Turkestan dell'Est'.

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SDA-ATS