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Lo spettro del terrorismo islamico continua a minacciare la Cina. Oggi sei persone sono state ferite a colpi di coltello nei pressi di una stazione ferroviaria a Guangzhou, nel sud del Paese.

L'attacco avviene una settimana dopo un'analoga azione a Urumqi, capitale della tormentata provincia del Xinjiang, mentre era in corso la prima visita nella regione del presidente Xi Jinping. Tre persone sono state uccise e 79 ferite a Urumqi. Entrambi gli attacchi richiamano quello che è stato definito il "9/11 cinese", cioè la strage compiuta da un commando di terroristi il primo marzo a Kunming, che uccisero 29 persone prima di essere sopraffatti dalla polizia.

Testimoni hanno riferito al South China Morning Post di Hong Kong che gli assalitori erano quattro e che indossavano dei piccoli copricapo bianchi usati abitualmente dai musulmani cinesi. Uno dei terroristi è stato ferito dagli agenti accorsi sul posto ed è stato portato in ospedale. Secondo il Quotidiano del Popolo online - la versione web del giornale del Partito Comunista Cinese - gli agenti hanno fatto fuoco dopo che i terroristi avevano respinto il loro invito alla resa. Il Nanfang Daily, che viene pubblicato a Guangzhou, ha citato un testimone che ha visto uno degli assalitori acquattato sulla piazza davanti alla stazione. Il terrorista è poi scattato improvvisamente in piedi lanciandosi contro la folla con in pugno un lungo coltello. Parlando a ridosso dell'attentato di Urumqi, lo stesso Xi Jinping ha sostenuto la necessità di "misure straordinarie" per "distruggere i terroristi violenti". I media cinesi hanno affermato che i responsabili dell'attacco - due dei quali sono stati abbattuti dalla polizia - erano "fortemente influenzati dall'estremismo religioso".

Gli uiguri sono circa nove milioni, il 40% della popolazione del Xinjiang, la regione del nordovest ricca di materie prime e situata in una posizione strategica di confine della Cina con l'Asia centrale e l'Asia meridionale. Musulmani e turcofoni, gli uiguri lamentano di essere stati lasciati ai margini dello sviluppo economico degli ultimi anni del quale avrebbero beneficiato solo gli immigrati cinesi nel territorio. Dal 2009, quando quasi 200 persone morirono a Urumqi in scontri tra uiguri e immigrati cinesi, il Xinjiang è nella morsa di uno stato d'assedio di fatto. I gruppi di esuli denunciano centinaia di arresti e decine di condanne, molte delle quali alla pena capitale.

SDA-ATS