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Il regista Roman Polanski resterà definitivamente in Polonia e non verrà estradato negli Stati Uniti.

Il capitolo si è chiuso una volta per tutte, giacché la procura della repubblica non ha presentato ricorso contro la sentenza della corte di Cracovia del 30 ottobre scorso, con la quale era stato stabilito che l'estradizione di Polanski negli Stati Uniti fosse inammissibile.

Il regista, che aveva ottenuto il premio Oscar 2003 per Il pianista, è accusato negli Usa di aver stuprato nel 1977 l'allora 13enne Samantha Gailey (oggi Geimer). La domanda di estradizione era giunta in Polonia un anno fa, dopo che Polanski, che oggi ha 82 anni, era stato ripreso da qualche televisione a Varsavia come ospite della cerimonia di inaugurazione del nuovo Museo della storia di ebrei in Polonia. Interrogato allora dalla procura locale, il regista - cittadino polacco di origine ebrea, in possesso anche della cittadinanza francese - aveva dichiarato di aver "fiducia nei giudici polacchi".

Alla fine le cose gli sono andate bene: poco meno di un mese fa la decisione della corte di Cracovia, oggi quella della procura della repubblica di non presentare il ricorso. Per lui si è chiuso un incubo. Fa quindi fede la lunga e dettagliata motivazione della sentenza dello scorso 30 ottobre, nella quale il giudice Dariusz Mazur aveva ripercorso le tappe della vicenda, evidenziando i probabili casi, a suo giudizio, di abusi legislativi e di negligenze da parte dei magistrati americani.

Secondo Mazur, il regista di Rosemary's Baby aveva già scontato ben otto volte la pena di 42 giorni di reclusione che gli era stata inflitta la prima volta negli Stati Uniti, con 113 giorni di arresto negli Usa, 77 giorni di arresto a Zurigo e 221 giorni agli arresti domiciliari ancora a Gstaad (BE).

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SDA-ATS