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L'intifada dei coltelli non si placa. Malgrado l'elevato stato di allerta in Israele e nei Territori, anche oggi, secondo la versione israeliana, si sono avuti cinque attacchi da parte di 'lupi solitari' palestinesi, quasi tutti sotto i 18 anni.

Ma nei Territori da più parti si accusano con indignazione le forze israeliane di averli eliminati, in almeno due casi, a sangue freddo. Il bilancio della giornata è di tre palestinesi uccisi, due feriti in modo grave, e di tre militari israeliani feriti.

A Tel Aviv intanto 35 autobus sono stati danneggiati in un rogo divampato nel deposito della compagnia dei trasporti Dan. La polizia non esclude che possa trattarsi di un incendio doloso, ma attende ancora l'esame delle telecamere di sicurezza per ottenere elementi più concreti. Finora comunque voci divulgate da siti web nei Territori - secondo cui si tratterebbe di un sabotaggio palestinese - non hanno trovato conferme.

In questo clima rovente, la diplomazia internazionale cerca di aprirsi un varco. Dalla Francia è giunta la proposta di inviare osservatori stranieri sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme. In Israele, malgrado il riposo sabbatico, la reazione negativa è stata istantanea. "Un'idea che non sta in piedi", ha tagliato corto una fonte politica.

Tre degli attacchi dei 'lupi solitari' (o dei presunti tali) sono avvenuti a Hebron, presso la piccola enclave ebraica e la Tomba dei Patriarchi, un luogo sacro sia all'ebraismo sia all'Islam. A distanza di poche ore sono stati assaliti da adolescenti palestinesi (secondo la versione israeliana) un ebreo che stava recandosi in sinagoga, una agente della guardia di frontiera e un soldato di guardia ad un posto di blocco. In un caso protagonista dell'aggressione è stata una ragazza palestinese, rimasta uccisa. Gli abitanti palestinesi della città hanno espresso scetticismo sulla ricostruzione fornita dall'esercito. Due altri attacchi sono avvenuti a Gerusalemme, nel rione ebraico di Armon Ha-Natziv, e al posto di blocco di Kalandya, a nord della città.

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SDA-ATS