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Cisgiordania: moschea a fuoco, risale tensione

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 ottobre 2010 - 16:27
(Keystone-ATS)

TEL AVIV - Torna a divampare il fuoco dell'odio in Cisgiordania, dove un incendio appiccato nella notte in una moschea, nel villaggio di Beit Fajar, vicino a Betlemme, ha riacceso oggi la protesta dei palestinesi contro le violenze dei coloni radicali israeliani.
Il rogo, che rischia di contribuire a mandare in fumo anche ciò che resta delle speranze negoziali, è stato denunciato stamattina dall'agenzia palestinese Maan, che ne ha subito attribuito la responsabilità a un gruppo di coloni della zona. Mentre un portavoce militare israeliano ha riconosciuto la gravità dell'accaduto e annunciato un'inchiesta approfondita.
Secondo la gente del posto, il raid sarebbe stato compiuto da non meno di quattro persone, che hanno innescato le fiamme e tracciato scritte offensive sui muri dell'edificio prima di dileguarsi a forte velocità a bordo di una Peugeot.
Un leader dell'insediamento ebraico più vicino, Shaul Goldstein, ha cercato di minimizzare la portata dei fatti. Ma la polizia e l'esercito israeliano hanno promesso indagini accurate, mentre un portavoce militare ha ammesso che si è trattato di "un episodio molto grave".

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