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Per ricordare i 60 anni della Fraternità e i dieci anni dalla morte di don Luigi Giussani, in piazza San Pietro con il Papa si sono dati appuntamento oggi più di 80 mila aderenti al movimentio ecclesiale Comunione e Liberazione (CL).

Sono arrivati da 47 Paesi del mondo per l'udienza con papa Bergoglio. Aderenti di CL sono giunti persino dal Giappone, dall'Australia, dagli Emirati Arabi, dal Perù, dal Burundi, dal Camerun.

A loro, il Papa ha rivolto un forte monito, mettendo in guardia: "Quando siamo schiavi dell'autoreferenzialità finiamo per coltivare una 'spiritualità di etichettà: 'Io sono Cl' e cadiamo nelle mille trappole che ci offre il compiacimento autoreferenziale, quel guardarci allo specchio che ci porta a disorientarci e a trasformarci in meri impresari di una Ong".

L'eredità lasciata da don Luigi Giussani, scomparso dieci anni fa - ha detto il Papa - non deve ridursi a museo di ricordi. "Il carisma non si conserva in una bottiglia di acqua distillata! Fedeltà al carisma non vuol dire 'pietrificarlò - è il diavolo che 'pietrificà - non vuol dire scriverlo su una pergamena e metterlo in un quadro. Il riferimento all'eredità che vi ha lasciato don Giussani non può ridursi a un museo di ricordi, di decisioni prese, di norme di condotta. Comporta invece fedeltà alla tradizione e fedeltà alla tradizione - diceva Mahler -"significa tenere vivo il fuoco, non adorare le cenerì"

Il Papa ha avvertito i ciellini: "Don Giussani non perdonerebbe mai che perdeste la libertà e vi trasformaste in guide da museo o adoratori di ceneri. Tenete vivo il fuoco della memoria di quel primo incontro e siate liberi! Così, centrati in Cristo e nel Vangelo, voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa 'in uscità".

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SDA-ATS