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La decisione del Consiglio federale di riattivare la clausola di salvaguardia per bulgari e romeni non ha sorpreso la Commissione europea. È già successo in passato per altri paesi, scrive la Commissione interpellata dall'ats.

Bruxelles si rammarica tuttavia della decisione di Berna, "soprattutto alla luce delle cifre in diminuzione di cittadini Ue che chiedono un permesso di dimora".

Il 18 aprile 2012 il Consiglio federale aveva deciso di attivare dal primo maggio successivo la clausola di salvaguardia prevista dall'accordo sulla libera circolazione delle persone nei confronti dei cittadini di otto paesi dell'Europa orientale: Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Repubblica ceca, mentre i due ultimi arrivati nell'Ue, Romania e Bulgaria, non beneficiavano ancora della libera circolazione.

Un anno dopo, il 24 aprile 2013, il governo elvetico aveva prorogato di un anno queste restrizioni nei confronti dei lavoratori dell'Est e le aveva estese ad altri membri dell'Ue, frontalieri esclusi, ossia ai 15 membri "storici" più Cipro e Malta.

Il primo giugno 2016 erano scadute anche le disposizioni transitorie con i contingenti per bulgari e romeni.

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SDA-ATS