"Imbiancare" il Mar Glaciale Artico, usando soluzioni di bioingegneria per rendere chiara la superficie marina in modo da farle riflettere i raggi solari limitandone l'assorbimento, può favorire la formazione di ghiaccio.

Ma non avrebbe effetti di raffreddamento sostanziali, in grado di contrastare il riscaldamento globale e scongiurare lo scioglimento del permafrost. A dirlo è uno studio della Carnegie Institution of Science, un'organizzazione privata senza scopo di lucro con sede a Washington, pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters.

L'imbiancamento del mare, attraverso chicchi o microbolle galleggianti, è una proposta avanzata da alcuni scienziati per evitare che il permafrost, cioè il suolo perennemente congelato nell'Artide, si sciolga liberando in atmosfera il metano che ora imprigiona e che andrebbe ad acuire l'aumento delle temperature.

Gli esperti della Carnegie hanno simulato gli effetti dell'imbiancamento del mare. Stando all'analisi, per ogni chilometro quadrato (km2) imbiancato si recupererebbero tre quarti di km2 di ghiaccio, ma ciò "non si tradurrebbe in un sostanziale raffreddamento" capace di mantenere il permafrost.

"Imbiancare la superficie del Mar Glaciale Artico non sarebbe uno strumento efficace per compensare gli effetti dei cambiamenti climatici provocati dalle emissioni di gas serra", evidenzia Ivana Cvijanovic della Carnegie. Inoltre "ridurre la luce solare a disposizione dell'ecosistema marino potrebbe avere conseguenze negative enormi".

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