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In futuro dovrebbe essere più semplice rimborsare agli assicurati eventuali premi malattia pagati in eccesso. Il Consiglio nazionale ha infatti approvato oggi, con 139 voti contro 40 e 8 astenuti, la nuova Legge sulla vigilanza sull'assicurazione malattie (LVAMal) che dà maggiori poteri di sorveglianza all'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP). Rispetto alla versione adottata dagli Stati, quella del Nazionale è però meno restrittiva nei confronti degli assicuratori.

Lo scopo della nuova legge è evitare il ripetersi di vicende come quella dei premi troppo elevati pagati in alcuni cantoni nel periodo 1996-2013. La LVAMal non regola il rimborso di questo particolare caso - il Parlamento ha già adottato, lo scorso marzo, un compromesso che prevede di restituire 800 milioni sui circa 2 miliardi versati in eccesso - ma vuole trovare una soluzione al problema per il futuro.

Concretamente, se in un determinato anno i premi incassati da una cassa malattia in un Cantone sono nettamente superiori ai costi, l'anno successivo l'assicuratore potrà operare una compensazione, non ci sarà tuttavia alcun obbligo in tal senso. La versione approvata in precedenza dagli Stati prevedeva invece una garanzia di compensazione l'anno successivo.

Un obbligo per le casse malattia di rimborsare parte dei premi sarebbe contrario al principio d'assicurazione, ha affermato Ignazio Cassis (PLR/TI). Tale eventualità obbligherebbe anche gli assicurati che non hanno pagato abbastanza a versare a posteriori la quota che manca a coprire i costi, ha spiegato il ticinese.

In base alla soluzione adottata oggi, l'assicuratore dovrà ottenere il via libera dall'UFSP. Il rimborso sarà effettuato l'anno successivo a tutti gli assicurati che hanno pagato troppo, anche se nel frattempo hanno cambiato cassa o traslocato in un altro cantone.

L'autorità di vigilanza, l'UFSP, potrà comunque negare l'approvazione dei premi se questi superano "in modo inadeguato" i costi. In tal caso l'Ufficio potrà ordinare i provvedimenti da prendere.

Qualora l'UFSP dovesse optare per un abbassamento delle tariffe, in caso di ricorso sarà applicato provvisoriamente il premio più elevato tra quello deciso dall'autorità di vigilanza e quello richiesto dall'assicuratore. Tali premi provvisori potranno essere resi pubblici soltanto se verrà esplicitamente indicato che non sono ancora stati approvati.

La proposta della sinistra di vietare la pubblicazione delle tariffe non definitive - soluzione per altro proposta dal Consiglio federale e già approvata dagli Stati - è stata respinta con 126 voti a 62. "Il sistema attuale secondo il quale di principio i premi non sono annunciati prima della loro approvazione ha permesso di avere una certa chiarezza al momento di decidere se cambiare cassa", ha sostenuto il consigliere federale Alain Berset. Per Cassis la situazione attuale non è invee soddisfacente: "già in luglio ci sono le prime speculazioni", ha ricordato il ticinese sostenendo poi che con il nuovo sistema i cittadini sapranno chiaramente se l'ammontare del premio è già stato approvato.

Contrariamente al governo e alla Camera dei Cantoni, la Camera del popolo non vuole neppure dare la competenza all'esecutivo di intervenire contro la pubblicità telefonica. "Le associazioni dei consumatori denunciano regolarmente i casi di disturbi telefonici da parte di assicuratori malattia", ha spiegato, invano, la ticinese Marina Carobbio Guscetti (PS).

Secondo la maggioranza, il settore deve risolvere il problema autonomamente. Gli assicuratori avevano per altro già trovato un accordo in tal senso, ha ricordato Berset. Tale intesa era però stata invalidata dalla Commissione della concorrenza poiché non c'erano le basi legali. Queste saranno disponibili grazie alle nuova LVAMal, ha sottolineato il ministro della sanità.

Altra divergenza rispetto agli Stati: l'UFSP potrà prendere provvedimenti solo se l'assicuratore "viola in modo grave" le disposizioni della LVAMal e della LAMal, o se non si conforma ai suoi ordini. Questa nozione di gravità non figura nella versione della legge adottata dagli Stati.

Concernente la remunerazione dei consigli di amministrazione, con 108 voti contro 65, il Nazionale - contrariamente ai desideri del Consiglio federale e degli Stati - non ha voluto che fossero resi noti gli importi versati a ciascun membro con menzione del suo nominativo e della sua funzione.

Per la maggioranza è sufficiente conoscere l'importo globale delle indennità e l'importo massimo percepito da un singolo membro, il quale rimarrà però anonimo. Questo sistema è già applicato dalle casse pensione, dalla Commissione federale dell'AVS/AI e dalla SUVA, ha ricordato Thomas Weibel (PVL/ZH).

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SDA-ATS