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In caso di divorzio, la divisione degli averi del secondo pilastro non deve creare squilibri, in particolare nei confronti delle donne. Dopo il Consiglio degli Stati, anche il Nazionale ha deciso - con 133 voti a 55 - la modifica del Codice civile in questo punto.

L'oggetto è pronto per le votazioni finali.

Con le nuove disposizioni, il giudice dovrebbe in linea di principio suddividere gli averi LPP della cassa pensione anche se uno dei coniugi riceve una rendita di vecchiaia o d'invalidità al momento del divorzio.

Una minoranza UDC ha messo in dubbio la necessità di modificare il Codice civile. Tagliando il reddito già modesto in due realizziamo l'uguaglianza nella povertà, ha sostenuto Yves Nidegger (UDC/GE). La Camera del popolo ha però respinto ogni tentativo democentrista di indebolire il progetto.

Il diritto del divorzio, in vigore dal 2000, ha introdotto il principio della solidarietà tra gli ex-coniugi. Ciò significa che ognuno di essi deve poter disporre, dopo la separazione definitiva, di una previdenza vecchiaia e d'invalidità indipendente dalla ripartizione dei compiti decisa durante l'unione. Concretamente, si tratta di dividere in parti uguali la prestazione del secondo pilastro accumulata durante il matrimonio.

In realtà la legge non regolamenta alcune questioni, ha ricordato Margret Kiener Nellen (PS/BE) a nome della commissione. Ci sono giudici che ratificano convenzioni di divorzio che violano l'obbligo di prendere d'ufficio provvedimenti che permettano una suddivisione equa degli averi di cassa pensione. Le persone maggiormente svantaggiate sono le donne le quali, durante la vita in comune, si sono assunte la maggior parte dei compiti famigliari e non dispongono di un secondo pilastro sufficiente.

In futuro, quindi, la divisione delle prestazioni LPP dovrebbe estendersi anche alle situazioni in cui uno dei due coniugi era a beneficio di prestazioni di previdenza al momento del divorzio. Ciò riguarda, per esempio, l'ex congiunto invalido o in pensione. Tale soluzione dovrebbe migliorare soprattutto la situazione delle vedove divorziate.

Il momento decisivo per la presa in considerazione del conteggio delle prestazioni di previdenza da dividere coincide con l'apertura della procedura di divorzio. Per 113 voti a 78 la maggioranza di destra non ha voluto spostare il termine fino all'entrata in vigore effettiva del divorzio. "Ci sono casi in cui il matrimonio dura nove mesi e il divorzio sette anni", ha fatto notare Gabi Huber (PLR/UR).

Il progetto introduce anche una maggiore flessibilità per i coniugi che si mettono d'accordo su altre modalità di divisione o che rinunciano in tutto o in parte ai loro diritti se continuano a godere di una previdenza adeguata. Il giudice dovrà verificare d'ufficio se tale condizione è data.

Gli istituti di previdenza e di libero passaggio saranno tenuti a segnalare periodicamente tutti i detentori di averi LPP alla Centrale del secondo pilastro. Simili informazioni devono agevolare il compito del giudice.

Altri provvedimenti mirano ad impedire il versamento di averi di previdenza a una persona durante il matrimonio senza che il congiunto ne sia informato. Infine, se non vi è altra possibilità, un ex coniuge potrà far trasferire gli averi della previdenza ottenuti dopo la suddivisione in un istituto e qui farli convertire in rendita.

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SDA-ATS