Malgrado il Parlamento lo scorso 20 ottobre sia diventato più "verde", ciò non è bastato per far approvare la seconda tappa della revisione della legge sulla pianificazione del territorio (LPT).

La maggioranza - rimasta borghese anche dopo le elezioni federali - ha bocciato l'entrata in materia (108 voti a 83) ritenendo la riforma inadeguata.

La precedente riforma - approvata dalle urne il 3 marzo 2013 - puntava sullo sviluppo centripeto degli insediamenti. L'attuale progetto mira a regolamentare le costruzioni fuori dalle zone edificabili.

Al fine di ottenere un miglioramento complessivo della situazione, il governo propone che le utilizzazioni del territorio vengano autorizzate soltanto tramite misure di compensazione e di riqualifica. Le nuove costruzioni agricole o la cui ubicazione è vincolata dalla loro destinazione non riceverebbero più un'autorizzazione "ad aeternum". Qualora lo scopo iniziale venisse meno, la costruzione dovrebbe essere demolita.

Questo punto è stato fortemente criticato: mette in discussione la garanzia della proprietà prevista dalla Costituzione, ha sostenuto ad esempio il relatore commissionale Stefan Müller-Altermatt (PPD/SO). L'obbligo di demolizione rischierebbe inoltre di causare elevati costi addizionali, in particolare nel settore agricolo.

Il dossier passa ora al Consiglio degli Stati.

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