Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Il consigliere federale Ueli Maurer ha invitato con successo a eliminare la divergenza, poiché questo tipo di accordi è importante anche per la sicurezza della Svizzera.

KEYSTONE/PETER KLAUNZER

(sda-ats)

Niente limite di 12 milioni di franchi all'anno per la partecipazione della Svizzera alla protezione delle frontiere Schengen. Lo ha deciso oggi il Consiglio nazionale, eliminando - con 105 voti contro 61 e 10 astensioni - l'ultima divergenza esistente con gli Stati.

Il dossier è pronto per le votazioni finali. Le due Camere erano già concordi sul fatto che la Svizzera dovesse contribuire a una maggiore protezione delle frontiere esterne dello spazio Schengen, recependo il regolamento Ue relativo alla guardia di frontiera e costiera europea.

La Camera del popolo aveva però deciso di limitare ad un massimo di 12 milioni di franchi all'anno la partecipazione della Svizzera ai costi. Questo perché il sistema europeo di difesa dei confini era considerato troppo burocratico e costoso.

Gli Stati hanno respinto ieri questa linea di pensiero, sostenendo che imporre tale limite non è necessario, poiché il Parlamento è in ogni caso sovrano in materia di preventivo. Inoltre, un tetto massimo impedirebbe alla Svizzera di realizzare il proprio contributo, rendendo necessaria una nuova contrattazione degli accordi.

La destra, per la quale ha parlato Raymond Clottu (UDC/NE), ha tentato vanamente di convincere i deputati a mantenere la divergenza. "Bisogna essere molto prudenti, spesso promesse non sono state mantenute e un'esplosione dei costi è possibile", ha detto.

Il consigliere federale Ueli Maurer ha dal canto suo invitato con successo a eliminare la divergenza, anche perché questo tipo di accordi è importante anche per la sicurezza della Svizzera.

Il regolamento comunitario è volto in particolare a rispondere alla pressione migratoria. Stando alle stime, 1,5 milioni di persone hanno superato illegalmente le frontiere esterne dell'Unione tra il mese di gennaio e quello di novembre del 2015. La protezione rafforzata dovrà essere garantita dalla nuova Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, in breve "Frontex", e dalle autorità nazionali.

La Svizzera non sarà direttamente interessata da un'azione urgente in caso di crisi.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

SDA-ATS