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In futuro, gli stranieri che commettono crimini passibili di una pena superiore a tre anni rischieranno l'espulsione automatica per un periodo di 5-15 anni. Nei casi di rigore, il giudice potrà decidere altrimenti se simile misura dovesse porre il condannato in una situazione grave e l'interesse pubblico non dovesse prevalere su quelli del diretto interessato a rimanere in Svizzera. È quanto prevede il progetto di applicazione dell'iniziativa UDC sull'espulsione dei criminali stranieri adottato oggi dal Consiglio nazionale.

La Camera del popolo ha quindi preferito seguire la versione degli Stati (approvata lo scorso dicembre) piuttosto che insistere sul suo progetto del marzo 2014 che ricalcava l'iniziativa dei democentristi detta di attuazione; quest'ultima non lasciava ai giudici alcun margine di apprezzamento.

L'iniziativa "per l'attuazione dell'espulsione degli stranieri che commettono reati" era stata lanciata per obbligare il parlamento ad accelerare l'applicazione dell'iniziativa sull'espulsione adottata dal popolo nel 2010.

Il progetto degli Stati, che si distanzia anche da quello del Consiglio federale, tiene conto sia della volontà popolare espressa nel 2010 che dei principi costituzionali, come quello di proporzionalità, inclusi nella nuova Costituzione federale del 1999 approvata alle urne, hanno sostenuto vari oratori.

In aula, l'UDC ha rinfacciato alla maggioranza di non rispettare la volontà popolare con l'inclusione nella legge eccezioni all'espulsione automatica.

Il presidente del partito, Toni Brunner (SG), ha parlato di provocazione da parte della maggioranza che si è rimangiata quanto deciso un anno fa. Il consigliere nazionale si è detto convinto di avere dietro di sé la maggioranza del popolo qualora si dovesse votare sull'iniziativa detta di attuazione.

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SDA-ATS