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CN: fiscalità frontalieri, timidi segnali dall'Italia dice Cassis

Secondo Ignazio Cassis, in Italia vi sarebbe un rinnovato interesse circa l'accordo sulla fiscalità dei frontalieri tra Roma e Berna, parafato dai due Paesi nel 2015. KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 12 marzo 2020 - 10:21
(Keystone-ATS)

Abbiamo segnali di un rinnovato interesse dell'Italia per l'intesa sulla fiscalità dei frontalieri.

Lo ha dichiarato stamane al Consiglio nazionale il ministro degli esteri Ignazio Cassis nel corso della discussione del rapporto sulla politica estera 2019, di cui il plenum ha preso atto.

Rispondendo a una domanda del consigliere nazionale ticinese della Lega Lorenzo Quadri, il consigliere federale ha spiegato il ritardo nella firma e ratifica di questo accordo da parte di Roma, parafato nel 2015, coi cambiamenti istituzionali - ben tre governi - succedutisi nella Penisola negli ultimi cinque anni.

Vi è poi un aspetto politico che può aver rallentato l'iter procedurale in Italia, ossia il fatto che i frontalieri verrebbero tassati maggiormente. Le ripercussioni fiscali per questi lavoratori sarebbero infatti "pesanti", ha affermato il magistrato di Sessa, piccolo comune del Malcantone.

L'intesa potrebbe però anche "morire" di suo, ha ammesso Cassis. In questo caso, come avviene nelle relazioni tra Stati, non verrebbe celebrato alcun "funerale", ha spiegato il ministro degli esteri.

Sempre per quanto riguarda le relazioni con l'Italia, Cassis ha però almeno segnalato un "successo", ossia l'intesa raggiunta tra Roma e Berna riguardante l'enclave di Campione d'Italia, da gennaio entrata a far parte dello spazio doganale europeo.

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