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Bandiera svizzera ed europea

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

Dal 2018, i cittadini dell'Unione europea e dell'Australia non potranno più celare nei forzieri delle banche svizzere i propri averi.

È quanto prevedono gli accordi sullo scambio automatico di informazioni in materia fiscale tra Berna e Bruxelles e tra Berna e Canberra approvati oggi dal Consiglio nazionale. Gli Stati avevano già adottato i due trattati in marzo.

Gli accordi sono completati da una dichiarazione congiunta in cui le parti perseguono un'entrata in vigore per il primo gennaio 2017: Berna intende raccogliere i dati nel 2017 e scambiarli per la prima volta nel 2018.

Unione Europea

A livello formale l'accordo con l'Unione europea - approvato con 122 voti contro 58 e 8 astenuti - è un protocollo di modifica che sostituisce l'accordo sulla fiscalità del risparmio in vigore dal 2005. Da allora, la Svizzera preleva una trattenuta d'imposta sugli interessi versati a cittadini dell'UE: dal 1° luglio 2011 il tasso è passato dal 20 al 35%, ha spiegato Christian Lüscher (PLR/GE) a nome della commissione.

Il nuovo testo riprende integralmente lo standard globale dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sullo scambio automatico di informazioni. L'accordo è reciproco. Ciò significa che gli Stati membri dell'Ue avranno gli stessi obblighi della Svizzera e viceversa. Il nuovo testo prevede, come in passato, l'esenzione dall'imposta alla fonte dei pagamenti transfrontalieri di dividendi, interessi e canoni tra imprese associate.

Stando all'accordo, saranno trasmessi il numero di conto, il nome, l'indirizzo, la data di nascita, il numero d'identificazione fiscale, gli interessi e i dividenti, i redditi di certi contratti d'assicurazione, il saldo del conto e i redditi dalla vendita di attivi finanziari. Non sarà invece fornito automaticamente alcun dato su particolari transazioni.

Durante la discussione in aula, diversi oratori borghesi hanno messo in risalto gli sforzi del Consiglio federale per garantire l'accesso della piazza finanziaria svizzera al mercato europeo, via un accordo sulle prestazioni di servizi finanziari.

Le convenzioni bilaterali con la Germania, l'Austria o la Gran Bretagna non bastano, ha sottolineato Guillaume Barazzone (PPD/GE) precisando che le discussioni con la Commissione europea sono per il momento sospese a causa del dossier sulla libera circolazione delle persone.

Australia

Per quanto riguarda lo scambio automatico con l'Australia, esso riprende lo standard globale dell'OCSE. Da un punto di vista giuridico, l'intesa - approvata con 124 voti contro 24 e 39 astenuti - sarà garantita da un Accordo multilaterale di attuazione (Multilateral Competent Authority Agreement, MCAA). Le informazioni continueranno a poter essere trasmesse su richiesta, ma anche in modo automatico o spontaneo.

Berna e Camberra ritengono sufficienti le norme sulla confidenzialità e la protezione dei dati previste dall'altro Stato, ha affermato oggi al plenum il consigliere federale Ueli Maurer. In particolare, in ambito di protezione dei dati l'Australia dispone di una legislazione soddisfacente che garantisce estesi diritti alle persone interessate, ha puntualizzato il ministro delle finanze.

L'Australia ha anche dato il via libera a una procedura di regolarizzazione per i propri contribuenti che permette di normalizzare la loro situazione fiscale a condizioni vantaggiose.

Canberra si è inoltre dichiarata pronta a tenere colloqui sulla possibilità di migliorare l'accesso al mercato per i fornitori svizzeri di servizi finanziari, ha precisato Prisca Birrer-Heimo a nome della commissione, rispondendo a quei deputati che chiedevano qualcosa in cambio per la rinuncia al segreto bancario.

UDC reticente

Oggi, l'UDC ha tentato invano di rinviare gli accordi al Consiglio federale, chiedendo che lo scambio automatico possa essere introdotto soltanto quando altre piazze finanziarie importanti - come gli USA, la Cina, il Giappone o Singapore - avranno fatto altrettanto. Tuttavia questi emendamenti sono stati respinti sia per quanto riguarda la convenzione con l'UE che per quella con l'Australia.

"Berna rischierebbe di farsi rimproverare di voler frenare il processo", ha sottolineato Beat Walti (PLR/ZH). Diversi oratori hanno inoltre rilevato come le banche svizzere si stiano preparando da tempo.

Ueli Maurer ha, dal canto suo, ricordato come una cinquantina di Stati precederanno la Confederazione almeno di un anno, visto che in Svizzera l'iter parlamentare è particolarmente lungo e che l'accordo sottostà a referendum facoltativo. Il Consiglio federale sarà particolarmente attento alle prime esperienze fatte, ha promesso il ministro delle finanze. "Non vogliamo essere i primi a commettere tutte le gaffe".

Il suo partito avrebbe inoltre voluto impedire lo scambio con quei Paesi dell'Ue che non hanno lanciato un programma di regolarizzazione del passato o rafforzato quelli esistenti. "In questi casi, la Svizzera non rispetterebbe la Costituzione", ha deplorato invano Thomas Matter (UDC/ZH).

Il democentrista zurighese ha sottolineato che la Bulgaria, l'Estonia, la Grecia e la Croazia non hanno ancora legiferato in tal senso. Inoltre, con la Romania e l'Ungheria vi sono dei problemi di protezione dei dati.

La maggioranza non lo ha tuttavia seguito. Secondo vari oratori, il problema di regolarizzazione è stato in larga misura risolto con gli Stati confinanti e con altri importanti Paesi dell'UE. "La Svizzera, in qualità di Stato estero, non può immischiarsi nei processi legislativi interni a un altro Paese", ha rilevato Christian Lüscher.

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SDA-ATS