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Al termine di un dibattito di nove ore distribuiti su due giorni, anche il Consiglio nazionale, dopo gli Stati, ha approvato, per 138 voti a 52, la Riforma III (Rie III) della tassazione delle imprese. Il dossier ritorna alla Camera dei Cantoni per le divergenze.

Calcando la mano sugli alleggerimenti fiscali, i mancati introiti fiscali solo per la Confederazione potrebbero raggiungere gli 1,5 miliardi di franchi.

La Rie III si è resa necessaria quale contromisura alla prevista abolizione degli statuti fiscali privilegiati concessi da alcuni Cantoni alle holding e società miste estere. In Svizzera si contano circa 24 mila aziende del genere (in Ticino circa 1400, n.d.r.) che danno lavoro a 150 mila persone.

Questi strumenti fiscali sono stati criticati dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Europa (OCSE) e dall'Ue poiché considerati concorrenza sleale.

Per evitare che tali società si trasferiscano verso lidi più attrattivi a livello impositivo, ieri il plenum ha approvato tutta una serie di alleggerimenti fiscali. Oltre a perdere substrato fiscale, sono in gioco migliaia di impieghi, ha sostenuto il centro-destra: la riforma in discussione permetterà alla Svizzera di adeguarsi ai nuovi standard internazionali, preservando la competitività, anche a livello fiscale, della piazza economica elvetica.

La sinistra, dettasi sì disposta a discutere l'introduzione di nuovi strumenti fiscali, come i "patent-box", ha tuttavia chiesto di contenere le perdite per l'erario federale a 500 milioni di franchi. Per il campo rosso-verde non è il caso di esagerare: la Svizzera applica già una delle tassazioni più attrattive al mondo per le società.

La Camera del popolo ha tuttavia respinto una proposta di rinvio in commissione per rivedere, in senso restrittivo, la riforma. Spazzata via anche la richiesta di introdurre una tassa sui guadagni in borsa e la proposta di innalzare dall'attuale 50% al 70% l'imposizione parziale dei dividendi, come anche un'imposizione al 100%.

Cantoni, quota IFD al 20,5%

Per compensare la perdita di introiti fiscali causata dall'abolizione delle tassazioni privilegiate, i Cantoni hanno chiesto una compensazione, tanto più che molti di essi si apprestano ad abbassare l'imposizione sugli utili delle società.

Il plenum ha quindi deciso di innalzare la quota parte di Imposta federale diretta (IFD) versata dalla Confederazione ai Cantoni dall'attuale 17% al 20,5%. Gli Stati si erano pronunciati in dicembre per il 21,2%.

Patent-box, maggiore generosità

Per rendere la piazza economica elvetica ancora più attrattiva, il progetto del Consiglio federale prevede anche l'introduzione, da parte dei Cantoni, dei cosiddetti "patent-box" (al momento accettati dall'OCSE e praticati da diversi Stati Ue, come i Paesi Bassi).

Si tratta di strumenti che consentono un'imposizione privilegiata, ossia più bassa, dei redditi generati dalla proprietà intellettuale riconducibile alle attività di ricerca e sviluppo: un abito su misura insomma per un Paese, come la Confederazione, che occupa i primi posti della ricerca e l'innovazione.

Sempre su questo tema, la maggioranza non ha voluto limitare le deduzioni al 90%; su questo terreno intende lasciare mano libera ai cantoni che devono potersi muovere come meglio credono. Diversamente dagli Stati, la Camera del popolo desidera anche che le spese per la ricerca all'estero, e non solo in Svizzera, possano essere prese in considerazione.

Per controbilanciare gli alleggerimenti fiscali in relazione ai "patent-box", il plenum ha approvato una limitazione all'80% delle deduzioni fiscali, e ciò per evitare eccessive perdite fiscali ai Cantoni.

Tassa tonnellaggio e deduzione interessi nozionali

L'afflato "riformatore" del Nazionale non si è tuttavia fermato qui: diversamente da quanto auspicato dalla Camera dei Cantoni e dal Consiglio federale, la maggioranza "borghese" è riuscita ad introdurre una tassa sul tonnellaggio, invece che sugli utili, per le società di navigazione/logistica.

Per il campo "borghese", anche se privata di un accesso diretto al mare, la Svizzera figura al 23esimo rango dei paesi con un'attività marittima. Questa tassa, hanno argomentato vari deputati di destra, non è un "strumento esotico", bensì un particolare tipo di imposizione, tra l'altro in vigore in altri Paesi europei, che potrebbe generare centinaia di impieghi e fino a 40 milioni di maggiori entrate per la Confederazione.

La maggioranza ha poi approvato l'introduzione dell'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali. Questo sistema, in vigore per esempio in Belgio, permette alle imprese di dedurre un interesse fittizio allorché investono in fondi propri.

La sinistra è insorta denunciando ulteriori perdite fiscali di 266 milioni di franchi per la Confederazione e di 344 milioni per i cantoni. La Confederazione, i cantoni e i comuni non possono permettersi una simile emorragia di introiti fiscali, vista la difficile situazione attuale sul fronte economico, hanno sostenuto vari esponenti del campo rosso-verde.

Sempre la maggioranza "borghese" ha deciso l'esenzione per dieci anni dalla tassa sugli utili delle riserve latenti formate all'estero da imprese che decidono di stabilirsi in Svizzera.

Tassa di bollo rinviata in commissione

Prima del voto finale sul progetto, il plenum aveva ancora un ostacolo, e non da poco, sulla sua strada, ossia l'eventuale abolizione della tassa di bollo sull'emissione di capitale proprio, un passo auspicato dalla destra, secondo cui un simile prelievo rappresenta ormai un unicum a livello internazionale.

Di fronte a ulteriori perdite fiscali, e alle esplicite minacce di referendum da parte della sinistra, la maggioranza del plenum ha preferito rinviare questo tema in commissione per approfondimenti.

Va ricordato che il Consiglio degli Stati aveva deciso di non abolire la tassa di bollo in dicembre, quando aveva affrontato quale prima Camera il progetto.

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SDA-ATS