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Dopo il Consiglio degli Stati in giugno, anche il Nazionale ha raccomandato oggi a popolo e cantoni - 131 voti a 49 e 2 astenuti, Lorenzo Quadri e Roberta Pantani della Lega - di respingere l'iniziativa popolare dei sindacati "AVSplus: per un'AVS forte".

Il testo preconizza un incremento del 10% delle rendite AVS, pari a un aumento mensile di 200 franchi per le persone singole e di 350 franchi per i coniugi.

Il risultato, come lo stesso dibattito, ha messo ancora una volta in evidenza la spaccatura - "profonda come la fossa delle Marianne" l'ha definita la Consigliera nazionale Regula Rytz (Verdi/BE) - tra la destra (PLR, UDC, PPD, PBD e Verdi liberali) e il campo rosso-verde.

Quest'ultimo, nonostante l'esito della discussione fosse scontato, ce l'ha messa tutta per convincere il plenum inviando i suoi migliori oratori alla tribuna, scontrandosi tuttavia con un muro di cemento.

Per il campo "borghese", l'iniziativa comporterebbe un aumento dei contributi sia per i datori di lavoro (0,4%) che per i lavoratori (0,4%). Vista la situazione economica attuale, un aumento dei prelievi sui salari non entra in linea di conto.

Il sistema in vigore, inoltre, funziona bene poiché le rendite più basse vengono rimpolpate dalle prestazioni complementari. A detta della maggioranza bisogna concentrarsi sul progetto Previdenza per la vecchiaia 2020 già adottato dalla Camera dei cantoni durante la passata sessione estiva.

Quest'ultimo progetto, che prevede già un aumento dell'1,5% dell'Iva, dovrà stabilizzare la situazione finanziaria del primo pilastro, sotto pressione a causa dell'invecchiamento della popolazione, entro il 2030, ha dichiarato il Consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR/TI) nel suo intervento.

Un sì all'iniziativa comporterebbe uscite per 4,8 miliardi di franchi l'anno dal 2018, che salirebbero a 5,5 miliardi entro il 2030. Gli obiettivi di risanamento dell'Avs rischiano insomma di sfumare alla luce di queste cifre, ha aggiunto Merlini, secondo cui non è il momento di estendere le prestazioni dell'AVS auspicata da un'iniziativa che "si muove con la delicatezza di un elefante in un negozio di cristalleria".

L'iniziativa è un autogol

Per il capogruppo PLR alle Camere, Ignazio Cassis, concedendo più mezzi ai pensionati la proposta di modifica costituzionale rischia inoltre di avere effetti perversi, poiché tale somma sarebbe tassata, ciò che invece non accade con le prestazioni complementari. L'iniziativa manca inoltre il bersaglio: la situazione finanziaria delle famiglie monoparentali o numerose è sovente peggiore rispetto a quella dei pensionati.

Oltre a ciò, gli ha fatto eco Isabelle Moret (PLR/VD), l'iniziativa è antisociale poiché tutti godrebbero dello stesso aumento delle rendite, poveri e ricchi. Insomma, un vero autogol da parte della sinistra, ha rincarato Moret.

Troppi pensionati tirano la cinghia

Per il campo rosso-verde, un aumento delle rendite è il minimo che si possa fare per chi ha lavorato tutta la vita e ora, da pensionato, deve tirare la cinghia perché quanto riceve non basta per vivere. Diversi oratori del campo rosso-verde hanno negato che l'AVS si trovi in una situazione finanziaria difficile.

A nome del Partito socialista, la consigliera nazionale ticinese Marina Carobbio Guscetti, ha ricordato che la Costituzione federale prevede che i pensionati possano condurre una vita dignitosa. Ciò non è il caso attualmente, ha specificato Carobbio, accennando soprattutto alle donne anziane che non possono contare su una cassa pensione o un terzo pilastro.

Per il 20% della popolazione anziana, l'AVS rappresenta la maggiore fonte di entrata. Un panettiere in pensione, non sposato, deve vivere con 3040 franchi al mese, il 43% in meno rispetto all'ultimo salario (5500 franchi). "La situazione è ancora più difficile per una ex laboratorista, che ha cresciuto un figlio; deve campare con 2950 franchi al mese", ha spiegato la deputata socialista.

"Bisogna avere il coraggio di dire in faccia a queste persone che l'iniziativa li danneggia", ha rincarato Regula Rytz rivolgendosi a Isabelle Moret. Secondo la bernese la proposta di modifica costituzionale rappresenta senz'altro una sfida finanziaria, ma i soldi ci sono, o almeno ci sarebbero, se la maggioranza "borghese" non avesse prosciugato le casse federali con regali fiscali alle imprese e agli azionisti. La riforma II delle imprese - progetto dell'ex ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz, n.d.r. - ha lasciato un vuoto di un miliardo nella casse statali, ha rammentato la deputata socialista.

Sfida demografica va affrontata senza indugi

Nel suo intervento, il Consigliere federale Alain Berset ha ricordato al plenum la necessità di riformare il sistema pensionistico con un certo anticipo, affinché sia in grado di assorbire la generazione del baby-boom che dal 2020 andrà in pensione.

Secondo il ministro socialista, "ci troviamo di fronte a una situazione inedita che necessita di risposta adeguate". Berset ha invitato il plenum a concentrarsi sulla Riforma 2020 della previdenza, facendo attenzione ad elaborare un pacchetto di riforme che possa anche superare lo scoglio di una votazione popolare. "Il Consiglio federale ha grande attese nei vostri confronti", ha concluso il Friburghese.

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SDA-ATS