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Eliminare gli svantaggi concorrenziali causati dall'IVA alle imprese svizzere rispetto a quelle estere e garantire maggiori entrate alla Confederazione. È quanto vuole il Consiglio nazionale.

La Camera del popolo ha approvato oggi all'unanimità la revisione parziale della legge sull'IVA (LIVA). Il testo passa agli Stati.

Una delle principali novità riguarda l'assoggettamento delle imprese estere attive in Svizzera quando il loro fatturato annuo mondiale - e non più solo quello realizzato su territorio elvetico - supera i 100'000 franchi. Questa misura, già integrata nell'ordinanza sull'IVA, dovrebbe portare maggiori entrate per 40 milioni di franchi all'anno. La distorsione della concorrenza provocata dalla legislazione attuale era stata evidenziata in una mozione presentata nel 2013 dal consigliere nazionale ticinese Ignazio Cassis (PLR).

Un'altra novità interessa chi acquista online articoli all'estero. I rivenditori stranieri che operano su internet e realizzano un giro d'affari di oltre 100'000 franchi dovranno anch'essi pagare l'IVA per la merce da spedire in Svizzera. Le edizioni online di giornali e riviste saranno invece assoggettate a un'aliquota ridotta del 2,5%, come avviene per le edizioni cartacee.

La riforma non sottoporrà invece all'IVA i posteggi delle aree destinate all'uso comune, come invece avrebbe voluto il governo. La decisione è stata presa dalla Camera con 151 contro 21 e 6 astenuti dopo un dibattito relativamente lungo, tanto che la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha inviato i deputati a "non discutere un'ora sui posteggi".

Il testo reintroduce anche l'imposizione dei margini sulle opere d'arte, ossia la differenza tra il prezzo di acquisto e di cessione. Questa misura - che dovrebbe garantire maggiori entrate per 30 milioni di franchi - vuole impedire che in caso di rivendita degli oggetti vengano dedotte imposte fittizie mai confluite nelle casse federali.

Saranno escluse dall'IVA le prestazioni degli istituti delle assicurazioni sociali e anche quelle fornite in un'organizzazione come contropartita per il contributo di un benefattore.

Con 122 voti contro 49, il Nazionale ha inoltre rifiutato di portare il termine di prescrizione a 15 anni. "Questo è il termine che vale in altri campi", ha vanamente spiegato la ministra delle finanze Widmer-Schlumpf, secondo la quale l'abbassamento a 10 anni - deciso nel 2010 - non ha permesso la prevista accelerazione delle procedure.

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SDA-ATS