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Facilitare l'accesso ai farmaci per i pazienti, senza transigere tuttavia sulla sicurezza, incoraggiare l'industria e la ricerca ad investire nella cura di malattie rare con un occhio di riguardo per le affezioni infantili, migliorare l'informazione al pubblico sui medicamenti, inasprire le pene per chi produce e vende medicinali contraffatti. È quanto si prefigge la modifica della legge sugli agenti terapeutici approvata oggi dal Consiglio nazionale con 139 voti a 43 e 2 astenuti. Il dossier va al Consiglio degli Stati.

Il voto è giunto in serata al termine di una vera e propria maratona incominciata poco dopo le 08.00 del mattino. Il plenum ha seguito quasi tutte raccomandazioni della propria commissione preparatoria, con alcune eccezioni: a debole maggioranza, per esempio, è stata respinta l'idea, invisa agli ambienti contadini, di istituire una banca dati a livello nazionale riguardante l'uso di antibiotici in ambito veterinario.

Le modifiche di legge approvate oggi presentano diverse novità rispetto alla normativa vigente, non tutte accettate a cuor leggero dagli ambienti interessati, visti gli interessi in gioco, come è stato più volte sottolineato dai gruppi prima dell'esame particolareggiato. Basti pensare che il solo mercato dei medicinali in Svizzera vale ben 6 miliardi di franchi.

Monopolio commerciale per chi investe in malattie rare

La vera sfida era impedire che gli interessi del settore pharma prevalessero in maniera preponderante sulle necessità dei pazienti, o degli operatori del settore. Un esercizio di equilibrismo riuscito solo in parte.

Per 115 voti a 70 (PS e Verdi), il plenum ha per esempio deciso di concedere l'esclusiva commerciale per 10 anni a chi produce farmaci destinati alla cura di malattie rare, a meno che un concorrente non possa provare che il suo preparato è più efficace o sicuro. Tale monopolio è di 12 anni se un determinato farmaco è destinato ai bambini.

Per Ruth Humbel (PPD/AG), con tale modifica della legge si vogliono incoraggiare quelle aziende che investono in settori solitamente negletti. Monopoli simili, ha aggiunto, sono già in vigore negli Stati Uniti.

Una minoranza rappresentata da Marina Carobbio-Guscetti (PS/TI) avrebbe voluto invece stralciare tale dispositivo che istituisce un vero e proprio monopolio. vi è il rischio a suo parere di premiare medicamenti che contengono innovazioni minime, se non inesistenti.

Sulla stessa lunghezza d'onda il Consigliere federale Alain Berset, il quale ha rimarcato come una simile soluzione volta a restringere la concorrenza abbia causato negli Stati Uniti un forte aumento del prezzo di alcuni farmaci, rendendo molto difficile il loro acquisto proprio a quelle persone che ne avrebbero più bisogno.

Medicamenti anche dal farmacista

Tra le altre novità approvate, volte a facilitare l'accesso ai medicinali da parte dei pazienti, figura la possibilità per i farmacisti di consegnare determinati preparati sottoposti a ricetta senza la prescrizione del medico.

Farmaci non soggetti a ricetta potrebbero in futuro essere disponibili addirittura sugli scaffali dei negozi.

Ricetta necessaria solo per farmaci sottoposti a obbligo

La modifica normativa prevedeva all'origine l'obbligo della ricetta per ogni medicamento prescritto dal medico, una soluzione invisa a questa categoria che temeva un'esplosione dei costi.

Di fronte alle rimostranze dei medici, la camera del popolo ha optato per la soluzione di compromesso presentata da Ruth Humbel. Il compromesso prevede l'obbligo di ricetta solo per quei preparati sottoposti a tale vincolo e la possibilità per il paziente di rinunciare alla classica ricetta cartacea.

Maggiore severità acquisto medicine per corrispondenza

La modifica di legge prevede anche restrizioni per la vendita di medicinali per corrispondenza. Diversamente dalla soluzione scelta dalla commissione preparatoria, il Nazionale giudica che, prima di ordinare un farmaco per corrispondenza, sia necessario procurarsi una ricetta, così come proponeva Yvonne Gilli (Verdi/SG). La commissione avrebbe voluto che la ricetta venisse acclusa all'ordine.

Quanto all'autorizzazione per la vendita on-line, la maggioranza del plenum ha deciso che simile competenza rimanga ai cantoni, come ora, e non venga invece trasferita a Swissmedic come prospettato dalla maggioranza della commissione.

Medici/industria farmaceutica: nessun inciucio

Il plenum ha anche impresso un giro di vite per quanto riguarda i "vantaggi materiali" o "regali" concessi dall'industria farmaceutica ai medici, spingendosi più lontano rispetto al Consiglio federale. Quest'ultimo avrebbe voluto limitare simili "incentivi" ai soli medicinali sottoposti ad obbligo di ricetta.

Il plenum, in uno slancio di trasparenza, ha esteso il divieto di concedere vantaggi materiali a tutti i prodotti terapeutici, vincolati da ricetta o meno. Ciò varrebbe anche per protesi, apparecchi acustici e medicinali in vendita libera.

La normativa prevede eccezioni: la consegna di una bottiglia di vino deve rimanere possibile, così come le donazioni alla ricerca, alla formazione post obbligatoria e per la formazione continua. La sinistra ha criticato queste eccezioni, poiché possono condizionare il parere di un dottore, a scapito degli interessi dei pazienti.

Banca dati antibiotici per animali? No grazie

Nonostante il pressante invito del ministro della sanità Alain Berset e del relatore della commissione Jean-François Steiert (PS/FR), il Consiglio nazionale ha respinto con 90 voti a 87 e 7 astenuti l'idea di istituire una banca dati in merito all'uso di antibiotici nel settore veterinario.

Una minoranza di destra - tra cui numerosi UDC - ha rimproverato al Consiglio federale di non aver consultato gli ambienti interessati, ossia le associazioni degli agricoltori, sull'istituzione di un simile sistema di informazione il cui obiettivo è la riduzione dell'uso di antibiotici nell'agricoltura mediante una sorveglianza capillare del rispettivo uso.

Alain Berset ha sostenuto l'istituzione di questa banca dati, accennando alle resistenze sempre più frequenti sviluppate dall'essere umano a causa del massiccio uso di antibiotici negli allevamenti. La Camera ha tuttavia preferito seguire la proposta di stralcio difesa da Sebastian Frehner (UDC/BS), spaventata dall'estensione della raccolta di dati sull'uso di antibiotici e dalla burocrazia che ciò avrebbe generato.

Maggiore severità con chi produce e smercia farmaci "farlocchi"

In considerazione dell'aumento di farmaci contraffatti e della facilità con cui si possono acquistare su Internet, il plenum ha deciso di inasprire sensibilmente le pene che possono arrivare a dieci anni di prigione per chi si rende colpevole di simili atti, specie se agisce in combutta con altre persone e non può ignorare di attentare alla vita altrui.

Sanzioni più severe valgono anche per chi smercia o produce dispositivi medici, come protesi, che possono arrecare danni fisici agli utilizzatori.

SDA-ATS