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BERNA - La Svizzera si associa agli sforzi internazionali in materia di rispetto delle condizioni di lavoro dei marinai d'alto mare. Dopo il Consiglio degli Stati, oggi il Nazionale ha dato il suo benestare, con 111 voti a 50, all'adesione alla convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro.
L'UDC ha chiesto invano di rinviare di un anno la decisione parlamentare, adducendo il fatto che soltanto 10 Stati hanno finora ratificato il testo e che quest'ultimo non è di grande importanza per la Svizzera. Bisogna pure che qualcuno si muova - ha replicato Ruth Humbel (PPD/AG) - non si può sempre attendere che gli altri facciano il primo passo.
La Convenzione rafforza i diritti di circa 1,2 milioni di marinai e definisce gli standard minimi su scala mondiale (età, attitudine, formazione). Essa contiene norme obbligatorie su salari, durata del lavoro e riposo, diritto al congedo ed effettivo minimo per le imbarcazioni.
Il testo prescrive inoltre che le navi soddisfino le esigenze minime in materia di alimentazione, alloggio e tempo libero, ma prevede anche garanzie per l'assistenza medica e sociale. Gli Stati firmatari si impegnano al rispetto delle prescrizioni a bordo di quei battelli che navigano sotto la loro bandiera.
Per allinearsi alla convenzione la Svizzera deve apportare alcune piccole modifiche alla propria legislazione: si tratta soprattutto, con la ratifica, di assicurare la libera circolazione delle importazioni e delle esportazioni di merci, e di garantire l'approvvigionamento del paese. Se Berna si affidasse unicamente a imbarcazioni battenti la bandiera di uno stato non firmatario della convenzione, si esporrebbe a ritardi e rischi.
Sono 35 le imbarcazioni commerciali che battono bandiera rossocrociata, per un totale di 640 marinai così suddivisi: una decina di Svizzeri e una maggioranza di Crosti, Ucraini e Filippini.

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SDA-ATS