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"No" a uno studio che esponga in modo preciso gli effetti del nuovo diritto del cognome sulle scelte delle donne. Il Consiglio nazionale ha respinto oggi, con 106 voti contro 70 e 9 astenuti, un postulato di Rebecca Ruiz (PS/VD).

Secondo la socialista vodese, con l'entrata in vigore della modifica del Codice civile, numerose donne deplorano il fatto di non più poter optare per il doppio cognome legale (senza trattino e iscritto nei registri e documenti ufficiali).

Dal primo gennaio 2013, le donne che si sposano possono mantenere il loro cognome, mentre i bambini possono portare quello della madre o quello del padre. La famiglia non ha quindi più un cognome comune.

La Ruiz chiedeva quindi di analizzare gli effetti del nuovo diritto, esaminando se la proporzione delle donne che sceglie di mantenere il proprio cognome è aumentata oppure no. A suo avviso, il 60% delle donne scelgono il cognome del padre nei cantoni di Vaud e Neuchâtel, mentre a Friburgo questa quota sale al 90% e a Martigny addirittura al 98%.

Per il governo, la valutazione chiesta dall'autrice dell'atto parlamentare appare per il momento prematura. "Stiamo già guardando assieme all'Ufficio federale di statistica per avere informazioni e cifre a tal proposito", ha garantito la consigliera federale Simonetta Sommaruga.

Tra il 2001 et 2012, non era stato registrato alcun aumento o calo. Circa il 71% delle donne hanno preso il cognome del marito.

Tuttavia, la ministra della giustizia ha osservato come il doppio cognome risponda a una richiesta di una determinata cerchia della popolazione. "Non occorre pertanto uno studio in merito. Se il problema persiste, bisognerà invece cambiare la legge o reintrodurre il doppio cognome", ha concluso la Sommaruga.

La maggioranza del plenum l'ha seguita.

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SDA-ATS