Chi deve decidere se occorra o meno firmare il Patto globale delle Nazioni Unite sulla migrazione? Il Nazionale era chiamato oggi a rispondere a questa domanda. La discussione si è però prolungata troppo e la votazione è stata rinviata a martedì.

Questo patto non vincolante di oltre 30 pagine è il primo strumento a livello internazionale volto a far sì che gli Stati cooperino al ritorno dei propri cittadini. Nelle scorse settimane è stato criticato da più fronti tanto che il governo ha rinunciato a partecipare alla conferenza internazionale che si terrà a Marrakech lunedì e martedì prossimo e durante la quale il patto dovrà essere formalmente approvato.

L'accordo contiene delle disposizioni che potrebbero avere importanti implicazioni per il nostro Paese, ha spiegato in aula Jean-Luc Addor (UDC/VS). Se la Svizzera firmerà il Patto, infatti, lo rispetterà in tutti i suoi punti, come sempre fa quando prende degli impegni. Questo punto è certo una qualità, ma giustifica il fatto che il Consiglio federale non firmi il trattato senza l'avallo del Parlamento e del popolo in caso di referendum.

Le discussioni che ne sono seguite non sono però state incentrate solo su chi debba avere la competenza di firmare il Patto. Diversi oratori sono infatti de facto già entrati nel merito sostenendo l'opportunità per la Svizzera di firmare il patto o sulla necessità di non farlo. Thomas Aeschi (UDC/ZG) aveva infatti depositato una mozione che chiedeva al governo di non firmare l'accordo (anche su questo atto parlamentare il Nazionale non ha ancora votato).

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