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CN: pene più severe per jihadisti svizzeri

È necessario punire più severamente gli Svizzeri che partecipano ad azioni terroristiche all'estero. Con 95 voti a 89, il Consiglio nazionale ha accolto oggi una mozione che propone di aumentare la durata massima della detenzione ad almeno dieci anni.

Gli Stati devono ancora esprimersi.

Il Consiglio federale è incaricato di modificare il codice penale in questo senso. Le sanzioni attualmente in vigore - tre anni di carcere al massimo o una pena pecuniaria - sono chiaramente insufficienti, ha sostenuto Ida Glanzmann-Hunkeler (PPD/LU). "Servono sanzioni più dissuasive per chi partecipa a combattimenti con gruppi terroristici, come l'autoproclamato Stato islamico (Isis)", ha aggiunto.

Il codice penale militare punisce già qualsiasi servizio militare compiuto all'estero, ha replicato invano il ministro della difesa Guy Parmelin. Per analogia, viene sanzionato anche il servizio compiuto in seno a movimenti religiosi o di ribellione.

Se uno Svizzero perpetra all'estero crimini di guerra, contro l'umanità o altri gravi reati, sono applicabili le corrispondenti disposizioni del Codice penale svizzero o del diritto penale militare ed è prevista quale pena massima la detenzione a vita, ha ricordato senza successo Parmelin.

Sorveglianza reti sociali

Il plenum ha invece respinto, con 156 voti a 33, un postulato dell'ex consigliere nazionale Christophe Darbellay (PPD/VS), che incaricava il Governo di elaborare misure preventive per lottare contro l'estremismo violento.

La sorveglianza delle attività di gruppi terroristici sulle reti sociali deve essere migliorata per identificarli per tempo e segnalarli alle autorità penali, ha dichiarato Marco Romano (PPD/TI). In Svizzera ci sono persone attirate dalla radicalizzazione ed "è meglio prevenire che curare".

Negli ultimi anni le autorità hanno già rafforzato la vigilanza su Internet, ha garantito Parmelin. Gli strumenti a disposizione dei servizi di informazione possono sembrare modesti, se paragonati a quelli di altri Stati, ma rispettano la volontà del legislatore di intaccare il meno possibile i diritti fondamentali.

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