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Sei anni dopo aver bocciato una norma quasi simile grazie a una coalizione tra UDC e sinistra, la Camera del popolo è ritornata oggi sui suoi passi approvando (con 119 voti a 65 e 5 astenuti) la Legge sul Servizio informazioni (LSI) che estende le possibilità di controllo da parte degli organi preposti alla sicurezza dello Stato. Il dossier va al Consiglio degli Stati. Se quest'ultimo dovesse approvare il testo così com'è, i Verdi e i Giovani socialisti hanno già minacciato il referendum.

Come nel 1999, il campo-rosso verde e i Verdi liberali (PVL) hanno respinto la LSI. Tutte le proposte di minoranza, tranne una, inoltrate da queste formazioni per limitare l'intrusione nella sfera privata delle persone da parte del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) e aumentare la trasparenza di questo organismo, sono state respinte.

Il centro-destra, democentristi compresi (tranne qualche elemento isolato, sebbene di peso, come lo svittese Pirmin Schwander e il sangallese Lukas Reimann) ha votato a favore della legge in nome dell'accresciuta minaccia terroristica, specie di matrice islamica, con tutti i problemi connessi legati ai combattenti stranieri (o "foreign fighters"), taluni dei quali partiti anche dalla Svizzera.

Poteri d'indagine preventiva estesi

In futuro, quindi, dopo aver ottenuto le autorizzazioni necessarie, gli agenti del SIC dovrebbero poter eseguire perquisizioni in luoghi privati, sorvegliare la posta elettronica, i computer e le comunicazioni in casi sospetti di terrorismo, spionaggio, proliferazione di armi di distruzione di massa, attacchi ad infrastrutture critiche e agli interessi nazionali essenziali, compresi quelli inerenti la piazza economica e finanziaria elvetica. Tali misure non sono applicabili all'estremismo politico in Svizzera.

La proposta dei Verdi di stralciare questa sezione della legge - fulcro della normativa che sei anni fa aveva fatto naufragare un progetto analogo del Consiglio federale - è stata respinta per 120 voti a 53 e 11 astenuti.

Daniel Vischer (Verdi/ZH) ha giudicato simili poteri sproporzionati e inaccettabili dal punto di vista dello Stato di diritto, dal momento che una sorveglianza rafforzata potrà essere predisposta anche in assenza di un sospetto fondato. A parere dell'ecologista, già ora il Ministero pubblico della Confederazione può ordinare misure di controllo in caso di atti preparatori in vista di un attacco terroristico o altre attività criminali.

Vischer ha anche criticato le affermazioni del consigliere federale Ueli Maurer secondo il quale simili operazioni riguarderebbero una dozzina di casi l'anno. A detta dell'ecologista, si tratta di cifre campate per aria: per ottenere risultati concreti sarà invece necessario sorvegliare centinaia di persone, sennò tutto questo armamentario non servirà a nulla.

Circa il sistema di autorizzazione, il consigliere nazionale zurighese ha messo in dubbio che un giudice del Tribunale amministrativo federale - cui deve seguire il nullaosta del capo del Dipartimento federale della difesa DDPS previa consultazione della delegazione di sicurezza - possa sentenziare con cognizione di causa una richiesta di sorveglianza. I giudici non avranno scelta, poiché dovranno decidere sulla base di una documentazione presentata dal SIC: per Vischer, questa disposizione è un "mero alibi". In realtà, i magistrati saranno "ostaggio" del SIC.

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SDA-ATS