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Preservare l'attrattiva della piazza economica e finanziaria in vista dell'abolizione dei privilegi fiscali, invisi all'Ue, concessi dei cantoni alle holding e società miste estere.

È quanto si propone la Riforma III della tassazione delle imprese discussa oggi dal Consiglio nazionale che prevede, nella versione finora approvata dal plenum, alleggerimenti fiscali che potrebbero provocare fino a 1,5 miliardi di franchi di mancati introiti solo per la Confederazione. Il dibattito proseguirà domani mattina: in agenda, tra l'altro, l'abolizione della tassa di bollo.

Rispetto al progetto del Consiglio federale e alla versione del Consiglio degli Stati - che ha trattato il dossier lo scorso dicembre - il Nazionale si è spinto più in là per quanto riguarda gli alleggerimenti fiscali concessi alle imprese.

Ciò che ha indispettito la sinistra, dettasi sì disposta a discutere l'introduzione di nuovi strumenti fiscali, come i "patent-box", ma limitando le perdite per l'erario a 500 milioni di franchi.

La Camera del popolo ha tuttavia respinto (135 voti a 47 e 7 astenuti) una proposta di rinvio in commissione per rivedere, in senso restrittivo, la riforma. Spazzata via anche la richiesta di introdurre una tassa sui guadagni in borsa (141 voti a 41).

Per il centro-destra, anche se con accenti diversi (PLR, UDC, PPD, PBD, Verdi liberali), la riforma in discussione permetterà alla Svizzera di adeguarsi ai nuovi standard internazionali, preservando la competitività, anche a livello fiscale, della piazza economica elvetica.

Sarebbe una catastrofe per le casse statali, come anche per l'impiego, se le 24 mila società domiciliate in Svizzera, che godono attualmente di regimi fiscali privilegiati, decidessero di emigrare verso lidi più accoglienti. Oltre a perdere substrato fiscale, sono in gioco oltre 150 mila posti di lavoro.

"La riforma III non va vista solo come un costo, ma anche come un investimento per il futuro, in grado di creare posti di lavoro e garantire la prosperità del Paese", ha affermato il Consigliere nazionale Olivier Feller (PLR/VD).

Tassa tonnellaggio e deduzione interessi nozionali

A nulla sono valsi quindi i tentativi della sinistra, che in alcuni frangenti ha potuto godere dell'appoggio del consigliere federale Ueli Maurer, di addolcire la "pillola".

In sintonia con la Camera dei Cantoni, il plenum ha rigettato la proposta di innalzare dall'attuale 50% al 70% l'imposizione parziale dei dividendi, come anche un'imposizione al 100%.

Diversamente dalla Camera dei Cantoni e dal Consiglio federale, la maggioranza "borghese" è poi riuscita ad introdurre una tassa sul tonnellaggio, invece che sugli utili, per le società di navigazione.

Per il campo "borghese", anche se privata di un accesso diretto al mare, la Svizzera figura al 23esimo rango dei paesi con un'attività marittima. Questa tassa, hanno argomentati vari deputati di destra, non è un "strumento esotico" - come denunciato dal campo-rosso verde che la considera una sovvenzione al settore dei trasporti, n.d.r - bensì un particolare tipo di imposizione, tra l'altro in vigore in altri Paesi europei, che potrebbe generare centinaia di impieghi e fino a 40 milioni di maggiori entrate per la Confederazione.

La maggioranza del plenum ha approvato anche l'introduzione dell'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali. Questo sistema, in vigore per esempio in Belgio, permette alle imprese di dedurre un interesse fittizio allorché investono in fondi propri.

Per il campo rosso-verde, un simile strumento rischia di creare un "buco" nella casse federali di 266 milioni di franchi e di 344 milioni nei cantoni. Per Louis Schelbert (Verdi/LU), la Confederazione, i Cantoni e i Comuni non possono permettersi una simile emorragia di introiti fiscali, vista la situazione attuale difficile sul fronte economico.

Sempre la maggioranza "borghese" ha deciso l'esenzione per dieci anni dalla tassa sugli utili delle riserve latenti formate all'estero da imprese che decidono di stabilirsi in Svizzera.

Patent-box, maggiore generosità

In merito all'introduzione in Svizzera dei "patent-box" - strumenti che consentono un'imposizione privilegiata, ossia più bassa, dei redditi generati dalla proprietà intellettuale riconducibile alle attività di ricerca e sviluppo, già in uso in altri Paesi Ue - la maggioranza del plenum non ha voluto limitare le deduzioni al 90%; su questo terreno intende lasciare mano libera ai cantoni che devono potersi muovere come meglio credono.

Diversamente dagli Stati, la Camera del popolo desidera che le spese per la ricerca all'estero, e non solo in Svizzera, vengano prese in considerazione. I "senatori" avevano invece deciso di limitare le deduzioni per le spese di ricerca e sviluppo al massimo al 150% degli oneri giustificati dall'uso commerciale.

Per controbilanciare gli alleggerimenti fiscali in relazione ai "patent-box", il plenum ha tuttavia approvato una limitazione all'80% delle deduzioni fiscali, e ciò per evitare eccessive perdite fiscali ai Cantoni.

Nel settore dei "patent-box", la destra intende creare condizioni di partenza simili a quelle vigenti in quei paesi europei dove simili strumenti sono già in vigore, come l'Olanda.

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SDA-ATS