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Il Consiglio nazionale ha deciso oggi, con 91 voti contro 83 e 19 astensioni, di raccomandare popolo e cantoni di accettare l'iniziativa popolare "Per la sicurezza alimentare" dell'Unione svizzera dei contadini (USC). Il dossier va agli Stati.

L'iniziativa chiede alla Confederazione di rafforzare l'approvvigionamento della popolazione con derrate alimentari provenienti da una produzione indigena sostenibile. A tale scopo, le autorità federali devono adottare provvedimenti efficaci contro la perdita di terreni coltivabili.

Benché il Consiglio federale e la commissione preparatoria - anche se solo per 12 voti a 10 - abbiano proposto al plenum di respingere l'iniziativa, una maggioranza composta di deputati UDC, PBD, PLR e PPD ha votato a favore di questa modifica costituzionale.

Per il campo rosso-verde, l'iniziativa è inutile poiché molti degli obiettivi che si prefigge sono già garantiti a livello costituzionale. La nuova legge sulla pianificazione del territorio e la politica agricola tengono già conto della necessità di proteggere maggiormente le superfici agricole e la produzione sostenibile.

A parere di Ps e Verdi, l'iniziativa ha un solo obiettivo: aumentare ancora di più la produzione di derrate a vantaggio di un settore che già oggi può vantare tassi di produttività tra i più elevati al mondo. Per ottenere un maggior grado di approvvigionamento, sarà quindi necessario utilizzare maggiormente pesticidi e fertilizzanti, con conseguenze nefaste sull'ambiente. Un aumento della produzione non si tradurrebbe inoltre in un incremento del reddito contadino.

Per parte del PLR, la Svizzera non è un'isola. L'autarchia alimentare è forse un bel sogno, ma non è realizzabile. Il protezionismo rischia di mettere in pericolo le nostre relazioni commerciali con l'estero, mentre per la nostra economia è indispensabile poter accedere ai mercati mondiali, hanno precisato vari consiglieri nazionali. Già oggi il settore può inoltre fare affidamento su contributi globali di 5,5 miliardi l'anno.

I promotori dell'iniziativa hanno sostenuto la necessità di aumentare il grado di approvvigionamento interno in derrate alimentari, oggi sceso al 50% appena, e che rischia di calare ancora vista la costante estensione dei boschi e la forte pressione edilizia sul territorio. L'aumento demografico, i cambiamenti climatici e la conseguente corsa all'accaparramento di terre coltivabili a livello mondiale sono fenomeni che spingono verso una maggiore produzione interna di derrate alimentari.

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SDA-ATS