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La Legge sul Servizio informazioni (LSI) risponde in maniera appropriata e proporzionale alle nuove minacce, come il terrorismo o la criminalità su Internet, senza intaccare eccessivamente la sfera privata: è quindi esclusa la riedizione di un nuovo "scandalo delle schedature" che ha scosso la Svizzera all'inizio degli anni 1990. Ne è convinta la maggioranza del Consiglio nazionale che ha incominciato oggi il dibattito particolareggiato - che proseguirà domani - sul dossier dopo aver rintuzzato (154 voti a 33) una proposta di non entrata nel merito dei Verdi.

Visti i rapporti di forza in campo, la LSI dovrebbe venir approvata già al termine della seduta di domani senza modifiche sostanziali. Come preannunciato durante il dibattito di entrata in materia, il campo rosso-verde - spalleggiato puntualmente dai Verdi liberali - tenterà di ammorbidire gli aspetti considerati più problematici di una testo normativo che sembra avere il "vento in poppa", specie dopo i recenti attentati terroristici di matrice islamica che hanno colpito la Francia, il Belgio e la Danimarca.

Benché il voto sulle prime proposte di minoranza sia stato rinviato a domani mattina dal presidente della Camera del popolo Stéphane Rossini (PS/VS), il risultato sembra scontato: UDC, PLR, PBD e PPD - in linea con le raccomandazioni della commissione e del Consigliere federale Ueli Maurer - hanno già chiaramente fatto intendere di voler "edulcorare" una legge che, a loro parere, fornisce già tutte le garanzie necessarie circa il rispetto dei diritti fondamentali.

La proposta di estendere gli obiettivi della legge anche alla protezione della piazza economica e finanziaria elvetica dovrebbe quindi essere accolta. La legge prevede che il Consiglio federale possa affidare ai servizi segreti compiti in questo settore "in situazioni particolari", mentre il campo rosso-verde vorrebbe limitare tali operazioni a "situazioni eccezionali". Per la maggioranza, la formulazione "potestativa" della frase è garanzia sufficienti contro gli abusi.

La sinistra, compresi i Verdi liberali, vorrebbe inoltre limitare l'uso in pubblico di droni e satelliti, sostenendo che tali mezzi potrebbero anche involontariamente registrare informazioni e dati inerenti la sfera privata di persone: a loro parere, l'uso di simili marchingegni dovrebbe quindi essere sottoposto al regime di autorizzazione previsto per la sorveglianza di computer e luoghi chiusi. Il campo "borghese" ha sostenuto invece la necessità di mantenersi al passo col progresso tecnologico. Non vi il pericolo che si instauri uno Stato "orwelliano", ha dichiarato il consigliere nazionale Hans Fehr (UDC/ZH).

Legge troppo invadente?

Come ampiamente prevedibile, i Verdi si sono dimostrati i più critici verso il progetto governativo, progetto che respingono in toto. Verdi liberali e socialisti si sono dichiarati a favore ad una legge che risponda alle minacce attuali, ma spingono per l'adozione di ulteriori "paletti", temendo una riedizione dello scandalo delle schedature. Da ciò dipenderà il loro voto finale sulla legge.

Ciò che preoccupa queste cerchie sono soprattutto i nuovi poteri di controllo preventivo concessi ai servizi d'informazione. Dopo aver ottenuto le autorizzazioni del caso, gli agenti del SIC dovrebbero infatti poter sorvegliare la posta elettronica, i computer e le comunicazioni in generale in casi sospetti di terrorismo, spionaggio, proliferazione di armi di distruzione di massa, attacchi ad infrastrutture critiche e agli interessi nazionali essenziali, come la piazza finanziaria. La legge vieta tuttavia l'impiego di simili metodi per contrastare l'estremismo violento in relazione alla Svizzera.

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SDA-ATS