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La Svizzera continuerà ancora a lungo ad essere sulle liste nere italiane dei paradisi fiscali. Lo ha indicato oggi il Consiglio federale rispondendo a una domanda di Fabio Regazzi (PPD/TI).

Potrà infatti essere stralciata solo quando entrerà in vigore la riveduta convenzione conto le doppie imposizioni e soppresso i regimi fiscali privilegiati di cui beneficiano talune società estere. Se per la prima condizione le cose stanno evolvendo celermente - una settimana fa il Consiglio nazionale ha infatti approvato modifica della Convenzione per evitare le doppie imposizioni (CDI) con l'Italia con soli 13 voti contrari - le cose potrebbero andare per le lunghe per quel che concerne gli statuti fiscali privilegiati, invisi a livello internazionale.

L'abolizione degli statuti speciali per le società holding e quelle di gestione è infatti l'argomento principale della terza riforma dell'imposizione delle imprese che il Consiglio degli Stati ha iniziato proprio oggi a discutere.

Il suo iter parlamentare sarà tuttavia nettamente più lungo di una semplice ratifica di una CDI. Una volta approvate le modifiche legislative, bisognerà ancora attendere il termine referendario e l'eventuale votazione (la riforma non potrà quindi entrare in vigore prima del 2018/2019, n.d.r.).

Nella sua risposta a Regazzi, il governo fa anche riferimento alla nuova intesa sulla tassazione dei frontalieri. Confermando che una conclusione rapida di questo accordo rimane un obiettivo, il Consiglio federale non si sbilancia sull'avanzamento delle trattative limitandosi a dire che "i negoziati sono in corso".

In ogni caso le trattative, rassicura il governo, si sono svolte fino ad oggi in stretta collaborazione con le autorità cantonali, in particolare con quelle ticinesi. Il Ticino potrà anche dire la sua durante la consultazione che avverrà tra la parafatura dell'accordo e la sua firma.

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SDA-ATS