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Il Consiglio federale deve rinunciare all'applicazione provvisoria di un trattato internazionale se vi si oppongono le due commissioni competenti dell'Assemblea federale. Il Consiglio nazionale ha ribadito oggi questo principio, mantenendo così una divergenza con gli Stati che non vogliono legare le mani al governo.

Il giro di vite in merito all'applicazione di accordi internazionali era stato chiesto dal parlamento: nel 2010, ne aveva fatta una delle condizioni per la sua approvazione dell'accordo di assistenza amministrativa su UBS concluso con gli Stati Uniti e già posto in vigore dal Consiglio federale.

Il Consiglio degli Stati, per ben due volte, ha però affermato che il Consiglio federale deve poter continuare ad applicare provvisoriamente gli accordi internazionali, anche se le commissioni consultate dovessero esprimere serie riserve. La decisione, presa la settimana scorsa, era stata adottata di misura (22 voti a 21).

"Visto che anche la Camera dei Cantoni ha una certa simpatia per la nostra proposta, questa va mantenuta", ha sostenuto Rudolf Joder (UDC/BE).

Attualmente, il governo può mettere in vigore un trattato sebbene non abbia ancora ricevuto l'approvazione del parlamento, a condizione che sia in gioco la salvaguardia degli interessi essenziali della Svizzera e vi sia urgenza. Le commissioni competenti vengono consultate, ma il loro parere non vincola il Consiglio federale.

In seguito al caso UBS, il governo si è detto pronto a fare concessioni. L'esecutivo proponeva di rinunciare a un'applicazione provvisoria di un trattato sottoposto all'approvazione parlamentare se una maggioranza di almeno i due terzi dei membri di ognuna delle due commissioni competenti vi si fosse opposto. Nel frattempo il governo ha rinunciato alla sua proposta e sostiene la versione attuale elaborata dal Nazionale.

Il dossier torna agli Stati. Qualora non dovesse allinearsi alle decisioni prese dal Nazionale si andrà in procedura di consultazione.

SDA-ATS