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La sfida finale per la presidenza in Colombia si giocherà intorno alla trattativa di pace con le Farc e fra due ex ministri di Alvaro Uribe: Juan Manuel Santos, il presidente uscente che fino a un mese fa era dato come favorito assoluto, e Oscar Ivan Zuluaga, il nuovo delfino di Uribe, che è riuscito invece ad arrivare al ballottaggio del 15 giugno con un vantaggio di poco meno di 4 punti.

Il centrista Santos (25,58% dei voti), che ha lanciato la più seria trattativa con le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia in mezzo secolo di guerra, ha lasciato chiaramente intendere il senso della sfida che si presenta. "Ora bisogna scegliere fra quelli che come noi vogliono il fine della guerra e quelli che invece vogliono la guerra senza fine", ha detto dal suo quartiere generale elettorale appena resi noti i primi risultati definitivi.

Da parte sua, Zuluaga (29,25%), ha subito ringraziato gli elettori su Twitter, promettendo loro di "dimostrare che potremo avere una Colombia diversa". Poche ore prima il suo mentore, Uribe, si è riferito anche lui alla trattativa con le Farc parlando con la stampa al seggio elettorale: "Voto por Zuluaga - ha detto, con il suo consueto tono deciso - perché è contrario allo sconfitto odio di classe della tirannia castrochavista, che l'attuale governo accoglie invece a braccia aperte".

Le conversazioni con le Farc in corso a Cuba hanno concentrato l'attenzione durante la campagna, al punto che perfino il candidato ambientalista Enrique Penalosa (8,3%), favorevole alla trattativa, ha denunciato che l'annuncio di un accordo con i ribelli sulla spinosa questione del narcotraffico era diventato "uno strumento della propaganda di Santos".

Oltre alla polemica sulle Farc, la campagna è stata dominata dalle accuse di "guerra sporca" fra i due favoriti. Santos ha accusato Zuluaga di mentire su un video in cui lo si vede con un hacker - ora in carcere per spionaggio - mentre esaminano informazioni riservate. Zuluaga ha accusato Santos di non aver fatto chiarezza su 12 milioni di dollari provenienti dal narcotraffico, che sarebbero serviti per finanziare la sua corsa alla presidenza del 2010.

Questa focalizzazione del dibattito su due posizioni fortemente contrapposte e radicalizzate ha di fatto monopolizzato la campagna elettorale, senza che i due candidati favoriti si esprimessero su temi considerati importanti dall'opinione pubblica locale, come la corruzione, la necessità di una riforma della giustizia o la violenza criminale, soprattutto nelle zone urbane.

SDA-ATS