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Commercio al dettaglio: vendite stagnano, serve più flessibilità

Per far fronte alla moria di negozi servono superfici di vendita "flessibili e innovatrici", ritengono gli autori dello studio. Keystone/ALEXANDRA WEY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 07 gennaio 2020 - 11:47
(Keystone-ATS)

La situazione del commercio al dettaglio svizzero resta difficile: le vendite hanno stagnato lo scorso anno, con il settore confrontato alla concorrenza online e al turismo degli acquisti. Per resistere, il commercio stazionario deve diventare più flessibile.

Lo affermano Credit Suisse e Fuhrer & Hotz nel loro studio "Retail Outlook 2020" pubblicato oggi.

Mentre lo scorso anno il settore food e near food è comunque cresciuto dello 0,5%, il fatturato del comparto non food ha registrato un calo dello 0,3%. Le difficili condizioni di mercato hanno messo sotto pressione in particolare il segmento dell'abbigliamento e delle calzature, che si è contratto del 4,5%.

Nonostante questo quadro in chiaro-scuro la situazione sul fronte dell'impiego si è stabilizzata. "Dopo una contrazione costante dal 2015 del numero dei posti in equivalenti a tempo pieno la tendenza al ribasso si è infine interrotta nel 2019", viene affermato.

Tuttavia si fa sentire il calo della domanda di superfici di vendita. "Solo il 20% degli spazi proposti in caso di utilizzo misto sono nuovamente affittati a dettaglianti", scrivono gli autori dello studio. Così, i negozi vengono spesso rimpiazzati da ristoranti, parrucchieri, saloni di bellezza o uffici. Ma si rischia di finire in un circolo vizioso: con il calo dell'offerta diminuisce anche la frequenza della clientela, con la conseguenza che altri punti vendita vengano chiusi.

Gli autori dello studio intravvedono tuttavia delle soluzioni, tramite superfici di vendita "flessibili e innovatrici", che permetterebbero di "smarcarsi dall'e-commerce". Concretamente si tratta di spazi in locazione a condizioni flessibili, come i "shop-in-shop", dove una parte della superficie viene subaffittata, e i "pop-up stores", ossia negozi temporanei. "Gli annunci che propongono spazi di vendita flessibili sono più che raddoppiati negli ultimi tre anni", rileva lo studio.

Per il 2020 le prospettive sono di un timido miglioramento. I fatturati dovrebbero essere sostenuti dalla crescita della popolazione e da un leggero aumento del potere d'acquisto. Complessivamente le vendite nominali dovrebbero salire dello 0,4%, con un +0,8% atteso nel settore food/near food e un -0,2% nel settore non food, su cui grava la situazione del segmento stazionario dell'abbigliamento e delle calzature (-5%).

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