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L'iniziativa di Gastrosuisse "Basta con l'IVA discriminatoria per la ristorazione" - che chiede un'aliquota IVA inferiore per i ristoranti, uguale a quella applicata per la vendita di alimenti e le prestazioni take-away - va sottoposta al popolo senza controprogetti e con raccomandazione di respingerla. È quanto deciso oggi dalla Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio nazionale (CET-N).

La CET, con 19 voti contro 2, ha quindi rinunciato al suo controprogetto indiretto. Dopo una discussione "filogastronomica" si è giunti alla conclusione che la proposta alternativa è troppo complicata, ha spiegato oggi a Berna il presidente della commissione Christophe Darbellay (PDC/VS) davanti ai media.

La proposta alternativa della commissione prevedeva di applicare l'aliquota IVA normale (8%) per i piatti caldi serviti nei take-away (ora 2,5%). In tal modo, solo i piatti e le bevande fredde avrebbero continuato a beneficiare del tasso ridotto. Così facendo si sarebbe diminuita la disparità di trattamento tra i prodotti consumati in un ristorante e quelli acquistati in un punto vendita per pasti veloci.

La CET, con 16 voti contro 7, ha anche respinto un controprogetto diretto (sostenuto dalla stessa Gastrosuisse e dal PBD) che prevede un tasso unico del 5,5% per le prestazioni alberghiere (oggi al 3,8%) e della ristorazione (oggi all'8%). Tale modello, oltre a comportare perdite fiscali di 260 milioni di franchi, non permetterebbe di eliminare la differenza di tasso d'IVA tra take-away e ristoranti (anche se sarebbe minore), ha sottolineato Darbellay.

Con 14 voti contro 8, la CET ha infine deciso di raccomandare il "no" all'iniziativa di Gastrosuisse. Le prestazioni fornite da un ristorante sono più elevate rispetto a quelle dei take-away, un tasso IVA diverso è quindi giustificato, ha spiegato Darbellay.

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SDA-ATS