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Soltanto le aziende, in qualità di persone morali, dovrebbero essere punite penalmente in caso di intese cartellarie. La Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati propone di non prendere in considerazione le persone fisiche. I mezzi di lotta contro i cartelli restano invece controversi.

Il Consiglio federale si è sempre opposto all'introduzione di una sanzione penale per le persone fisiche, nonostante l'insistenza del parlamento. Con 10 voti a 2, la commissione degli Stati chiede ora al plenum di abbandonare questa rivendicazione, afferma una nota odierna dei servizi del parlamento. Prendersela con le persone potrebbe infatti compromettere il successo delle procedure contro le imprese: i dipendenti preferiranno tenere la bocca cucita di fronte al rischio di essere puniti nel denunciare la loro società.

Dopo aver a lungo tergiversato sul modo per imprimere un giro di vite agli accordi orizzontali (tra fornitori) e verticali (dai produttori ai distributori), la commissione si è alla fine allineata, con 6 voti contro 4 e 1 astenuto, alle proposte fatte dal Consiglio federale nella legge sui cartelli. Questi accordi saranno vietati, a meno che siano necessari per motivi d'efficienza economica. In linea di principio, cinque intese saranno ritenute illegali: gli accordi orizzontali sui prezzi, sulle quantità e sulla ripartizione, nonché gli accordi verticali sulle tariffe e la compartimentazione del territorio.

La Commissione della concorrenza (COMCO) non potrà più giudicare, di caso in caso, sul danno arrecato alla concorrenza. Spetterà alle imprese provare che un'intesa può essere tollerata, eventualmente con il sostegno delle autorità. Questo capovolgimento dell'onere della prova è molto controverso. La commissione ha così voluto precisare che spetterà alle imprese presentare motivi di efficienza economica e di sopportare le conseguenze dell'assenza di prove.

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SDA-ATS