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Assolvere Francesco Schettino dal reato di omicidio e lesioni plurimi colposi, perché - dicono i suoi difensori - non c'è nesso causale tra il suo comportamento e la morte dei 32 passeggeri della Costa Concordia, furono fatti slegati, dovuti a circostanze eccezionali.

E anche assolverlo dall'accusa di aver abbandonato la nave, perché non saltò volontariamente sulla scialuppa ma vi fu costretto dalle circostanze, dall'inclinazione progressiva della Concordia che di colpo si abbatté dietro di lui.

La difesa oggi conclude l'arringa - durata tre udienze e quasi 20 ore di discussione - con gli avvocati Domenico Pepe e Donato Laino impegnati a rimontare la richiesta di 26 anni e tre mesi fatta dal pubblico ministero. "Siate obiettivi", ha detto l'avvocato Pepe ai giudici, "il comandante Schettino è una persona perbene", è uno che lavora per mare da quando "aveva 14 anni".

I legali di Schettino hanno chiesto l'assoluzione per i reati di omicidio e lesioni plurimi colposi e per quello di abbandono della nave, mentre per il naufragio colposo hanno chiesto il minimo della pena edittale. "In subordine, se non ci sarà assoluzione - ha spiegato l'avvocato Laino - i giudici riqualifichino l'imputazione con continuazione dei reati, dove il naufragio sarà il reato più0 grave, e con minimo aumento per gli altri reati".

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SDA-ATS