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Si sono degradate negli ultimi anni in Svizzera le condizioni di lavoro, in particolare per quanto riguarda il margine d'azione dei dipendenti e lo stress fisico. La situazione generale resta tuttavia migliore rispetto alla media europea (foto simbolica d'archivio).

Keystone/AP/BERND KAMMERER

(sda-ats)

Si sono degradate negli ultimi anni in Svizzera le condizioni di lavoro, in particolare per quanto riguarda il margine d'azione dei dipendenti e lo stress fisico.

È quanto emerge da un'indagine internazionale alla quale ha preso parte nel 2015 la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), a dieci anni da una prima partecipazione. La situazione generale resta tuttavia migliore rispetto alla media europea.

Dallo studio emerge per esempio che è diminuita la possibilità di determinare i propri ritmi di lavoro o di influire sullo svolgimento delle proprie mansioni. Quasi un terzo dei dipendenti, contro meno di un quarto dieci anni prima, ritiene che il suo lavoro implichi compiti monotoni. In questo ambito la Confederazione ha perso la prima posizione che occupava nel 2005 ed è ormai in linea con la media europea.

La percentuale delle persone occupate in Svizzera che ritiene di eseguire un lavoro utile è relativamente alta (85,8%), ma rispetto all'indagine del 2005 (92,3%) tendenzialmente in diminuzione.

L'assenza di autonomia negli orari, combinata a un ritmo di lavoro elevato può avere ripercussioni particolarmente nefaste sulla salute, ricorda la SECO. L'11% dei lavoratori interrogati in Svizzera afferma di avvertire questo tipo di problema.

Risulta inoltre in crescita l'incidenza di molti fattori di stress fisico, ciò che avvicina anche in questo caso la Confederazione agli altri Stati europei. Quasi due persone interrogate su tre sottolineano che devono realizzare movimenti ripetitivi per almeno un quarto del loro tempo di lavoro. Si tratta di 20 punti percentuali in più rispetto al 2005, rileva la SECO.

Il 44,5% dei dipendenti svolge inoltre un'attività in posizioni stancanti per più di un quarto dell'orario di lavoro, ciò che rappresenta una crescita di 11,2 punti percentuali rispetto a dieci anni prima. È peggiorata anche la situazione per quanto riguarda il rumore e le vibrazioni, ma in proporzioni meno grandi.

Malgrado questo peggioramento delle condizioni di lavoro, in generale la percentuale di dipendenti che definisce il proprio stato di salute buono od ottimo resta maggiore in Svizzera (89%) rispetto all'estero (80%), prosegue la SECO.

Gli svizzeri si sentono in generale bene sul posto di lavoro, in particolare perché ritengono che i loro dirigenti siano in grado di apprezzarli e valorizzarli. In questo ambito la Svizzera resta sopra la media europea, con un tasso del 79,9% di pareri favorevoli (Europa: 70,9%).

La Svizzera è infine risultata essere il Paese in cui è stato raccolto il maggior numero di risposte positive in materia di conformità delle retribuzioni o riconoscimento del lavoro compiuto. Le percentuali sono del 66% nel primo caso (Europa: 50,5%) e 75,5% per il secondo (Europa: 64,3%).

L'indagine europea sulle condizioni di lavoro è condotta dal 1990 con cadenza quinquennale dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (EUROFOUND). Nel 2016 è stata realizzata in 34 Paesi su 43'000 dipendenti, di cui 1006 in Svizzera.

SDA-ATS

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