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C'è da prevedere aspra battaglia in parlamento sul programma di stabilizzazione del Consiglio federale, messo in consultazione fino a venerdì scorso: le opinioni divergono soprattutto su dove e quanto debba colpire la mannaia dei risparmi.

Diversi partiti ritengono il piano insufficiente, altri vorrebbero rimandarlo; la maggioranza è d'accordo sul principio dell'operazione ma non sui comparti da toccare. Inoltre quasi tutti ritengono che non basti definire gli obiettivi finanziari, e occorra anche una strategia a lungo termine.

Il progetto governativo comporta minori uscite di circa un miliardo di franchi all'anno nel piano finanziario di legislatura 2017–2019, per un totale di 2,8 miliardi. Il piano prevede 25 misure che non risparmiano nessun settore.

I più colpiti risultano la cooperazione internazionale e formazione e ricerca, con tagli di rispettivamente 578 e 555 milioni.

L'UDC vorrebbe più risparmi ed esige dal Consiglio federale un programma che precisi gli obiettivi per ogni dipartimento. In particolare il partito reclama maggiori riduzioni alle spese per il personale della Confederazione.

Il PLR vedrebbe di buon occhio un maggiore contributo ai risparmi da parte della previdenza sociale, in particolare dell'Assicurazione invalidità (AI).

Come gli altri partiti borghesi, il PPD critica i risparmi sull'agricoltura e si preoccupa anche per le conseguenze sulle famiglie e sulle piccole e medie imprese.

PS e Verdi chiedono al parlamento di rimandare di almeno un anno il programma di stabilizzazione poiché, combinato alle conseguenze dell'apprezzamento del franco, indebolirebbe le domanda interna, che è oramai il pilastro portante della congiuntura.

I due partiti ritengono inoltre "smisurati" i tagli a formazione, cooperazione internazionale e aiuto sociale: è "sconcertante" - affermano - che la Confederazione nei prossimi quattro anni dia 20 miliardi di franchi all'esercito, ossia il doppio di quanto andrebbe ai politecnici federali.

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SDA-ATS