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La Corea del Nord "rifiuta del tutto" le ultime sanzioni decise venerdì dall'Organizzazione delle nazioni unite (Onu) contro suoi cittadini ed entità, definite come "atto ostile", e promette che continuerà a sviluppare armi nucleari "senza ritardi".

La risoluzione sulle sanzioni "è un furbo atto ostile con il proposito di frenare la costruzione della forza nucleare della Corea del Nord, disarmandola e causando il soffocamento della sua economia", ha affermato un portavoce del ministero degli Esteri, in un dispaccio diffuso dalla Kcna.

"Qualsiasi sanzione o pressione maturi, non ci tireremo indietro dalla via della costruzione di forze nucleari che furono scelte per difendere la sovranità del nostro Paese e il suo diritto ad esistere, muovendo dritti verso la vittoria finale", ha aggiunto il portavoce.

Pyongyang, che ha incassato un'ultima tornata di sanzioni in risposta alle rispettive provocazioni missilistiche delle ultime settimane, ha respinto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu a partire dal 2006, anno del primo test atomico che fu giustificato semplicemente per autodifesa.

Le ultime misure, che si aggiungono ai sei cicli precedenti, hanno preso di mira 14 individui, tra cui Cho Il-u (a capo dello spionaggio internazionale), Jo Yong-won (stretto collaboratore del leader Kim Jong-un come vice direttore del dipartimento Guida e Organizzazione del Partito dei Lavoratori), Kim Chol-nam (alla guida di Korea Kumsan Trading che rifornisce il General Bureau of Atomic Energy, e Kim Tong-ho, rappresentante in Vietnam di Tanchon Commercial Bank, coinvolta nella vendita di armamenti).

Tra le quattro entità, invece, ci sono Kangbong Trading, Korea Kumsan Trading, Koryo Bank e Strategic Rocket Force dell'Esercito popolare di Corea: tutte, con sede a Pyongyang, svolgono attività collegate al business degli armamenti.

Da inizio anno Pyongyang ha condotto nove test missilistici di cui tre solo a maggio, nonostante i divieti imposti dall'Onu.

Gli Stati Uniti, che con l'arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump hanno aumentato il pressing sul Nord coinvolgendo sempre più la Cina, volevano una stretta quasi totale sul petrolio, accettando poi un approccio meno aggressivo puntando sulla capacità di persuasione di Pechino verso l'alleato storico per un freno alle sue ambizioni nucleari e missilistiche.

Il portavoce del ministero degli Esteri ha preso di mira Usa e Cina, accusandoli di aver "istruito e rafforzato" le sanzioni al Consiglio di Sicurezza "dopo averle messe a punto dietro le quinte a proprio piacimento. È un errore fatale se i Paesi pensano di poter rallentare o tenere sotto controllo gli sviluppi nucleari del Nord".

SDA-ATS

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