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Il presidente americano Donald Trump (foto d'archivio)

Keystone/AP/CAROLYN KASTER

(sda-ats)

Sale la tensione con la Corea del Nord dopo il primo test di un missile balistico intercontinentale che potrebbe raggiungere l'Alaska, uno dei "pacchi regalo" promessi anche in futuro dal dittatore Kim Jong-un agli Stati Uniti.

Ma Donald Trump non ha ancora deciso quale strategia seguire, anche se nel frattempo vuole rafforzare a morsa delle sanzioni, di cui discute oggi il consiglio di sicurezza, in una riunione di emergenza. Il presidente americano vuole sondare la comunità internazionale nell'imminente G20.

E vuole vedere come andranno gli incontri con due leader chiave del dossier, Vladimir Putin e Xi Jinping, che hanno già proposto una soluzione congiunta: la moratoria del programma missilistico e nucleare nordcoreano, insieme alla contemporanea rinuncia allo scudo missilistico americano in loco e alle maxi esercitazioni congiunte di Usa e Corea del Sud, che però hanno risposto immediatamente a Pyongyang con il lancio di missili balistici.

Un altro monito è arrivato dal gen. Vincent K. Brooks, comandante delle truppe americane a Seul: "L'autocontrollo, che è una scelta, è tutto quello che separa armistizio e guerra", ha scritto in un comunicato congiunto con il gen.

Lee Sun-jin, capo del Comando di Stato maggiore sudcoreano, riferendosi alla tregua del 1953 che non ha mai concluso ufficialmente la Guerra di Corea. "Siamo in grado di cambiare la nostra scelta quando ciò è ordinato dai leader della nostra alleanza. Sarebbe un grave errore per chiunque credere il contrario", ha avvisato Brooks.

Trump invece continua a tener alta la tensione su Pechino, frustrato dalla sua incapacità - o non volontà - di disinnescare la miccia nordcoreana: "Il commercio tra la Cina e la Corea del Nord è cresciuto di quasi il 40% nel primo trimestre. Proprio così, con tutto che Pechino sta lavorando con noi - ma dovevamo fare un tentativo!", ha punzecchiato.

Del resto, che la luna di miele con Xi sia già finita lo rivelano altri segnali lanciati da Trump: dalle sanzioni a una banca cinese che aiutava Pyongyang alla vendita di armi a Taiwan, dall'invio di una nave da guerra in acque rivendicate da Pechino alla guerra commerciale sull'acciaio.

Trump ha fatto capire che gli Usa sono pronti ad agire da soli, ma anche l'opzione militare appare improbabile e rischiosissima, sia che si trattasse di un "attacco chirurgico" o di una invasione. Il capo del Pentagono Jim Mattis ha già ammesso che "sarebbe probabilmente il peggiore conflitto nell'arco della vita di gran parte delle persone".

Il numero delle vittime stimato andrebbe da 60 mila (se i bersagli fossero solo militari) a 300 mila persone. Per questo Trump finora non ha tracciato linee rosse e rischia di restare prigioniero delle politiche dei suoi predecessori. Secondo il Nyt, "l'unica opzione realistica" resta l'avvio di negoziati.

Kim minaccia nuovi test ma tiene la porta aperta: "La Corea del Nord non metterà mai sul tavolo dei negoziati le sue testate nucleari e i suoi missili balistici, né arretrerà di un centimetro dalla strada del rafforzamento della sua forza nucleare, a meno che non si metta termine definitivamente alla politica ostile degli Usa e alla minaccia nucleare al nostro Paese".

SDA-ATS