Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Il bilancio al termine della prima giornata di soccorsi, trasmessa in diretta dalle tv sudcoreane e piena di annunci e sconvolgenti correzioni sulla reale entità del disastro, è di 174 persone messe in salvo, quattro morti accertate e un totale di 284 dispersi. Secondo il Dipartimento degli esteri (DFAE) non c'erano svizzeri a bordo della nave.

Il naufragio del traghetto Sewol, impegnato sulla rotta di collegamento tra Incheon e l'isola "modello" di Jeju, è qualcosa di tragico visto che tra le 462 persone a bordo c'erano 325 studenti (ci sui solo 78 risultati al sicuro) delle scuole superiori di Asan, città alle porte di Seul, in gita scolastica di quattro giorni con 14 professori.

Resta incerta la causa dell'affondamento, completatosi dopo l'inclinazione sul fianco sinistro in due ore dalla richiesta di aiuto lanciata alle 8.58 locali (l'1.58 in Svizzera). Verosimile, però, che la nave sia andata a sbattere con violenza contro la barriera rocciosa sottomarina a 20 km dall'isola di Byeongpung, nell'estremo sudovest della penisola coreana.

Un urto tanto forte - nelle prime ipotesi circolate - da aver causato uno squarcio nello scafo di un traghetto considerato sicuro vista la stazza da 6800 tonnellate.

"Se ha colpito una barriera sottomarina è probabile che la nave sia andata fuori rotta, mentre l'inclinazione su un lato è possibile abbia bloccato le finestre o creato problemi alle porte impedendo ai passeggeri ogni via di fuga", ha spiegato alla tv pubblica KBS, Min Hong-ki, capo dell'associazione degli ingegneri marini coreani.

La Sewol era partita martedì sera dal porto di Incheon (e atteso a Jeju per mezzogiorno di mercoledì) con tre ore di ritardo per la nebbia, ma al momento del naufragio la visibilità era normale e il mare era calmo, secondo le previsioni meteo.

Imponente lo spiegamento dei soccorsi che hanno visto la presidente Park Geun-hye in prima fila: i sommozzatori dei corpi militari e della guardia costiera sudcoreane hanno scandagliato lo scafo ormai immerso, ad eccezione della prua, alla ricerca di superstiti, col timore crescente che quasi 300 persone possano essere rimaste intrappolate.

Il buio, la scarsa visibilità a causa delle acque limacciosa e le forti correnti hanno reso più difficili le operazioni cui hanno partecipato via via più di 80 tra unità navali militari e motovedette, un sottomarino, 18 tra velivoli ed elicotteri, più la nave anfibia americana USS Bonhomme Richard, in pattugliamento di routine nel mar Giallo, più altro sostegno della Settima Flotta statunitense.

Ad alimentare l'incertezza, gli annunci sbagliati del governo sull'avanzamento e sui risultati dei soccorsi: corretti i numeri di persone a bordo e di superstiti, passati all'improvviso dai 368 iniziali ai 174 definiti in nottata, prima della sospensione obbligata delle ricerche.

L'incidente si avvia a diventare uno dei più tragici nella storia moderna della marina civile della Corea del Sud: domani all'alba riprenderanno i soccorsi, anche se con il passare del tempo le possibilità di ritrovare persone in vita, considerando la situazione complessiva, si affievoliscono sempre più.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha comunicato in giornata che le autorità coreane hanno riferito all'ambasciata svizzera che al momento dell'incidente sulla nave non c'era alcun cittadino svizzero.

SDA-ATS