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TOKYO - L'affondamento della nave sudcoreana da parte di Pyongyang è un atto che richiede "una forte risposta internazionale". Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ricorre a poche parole per lanciare un duro monito da Tokyo, prima tappa della sua missione in Estremo Oriente: "La Corea del Nord deve capire che atti provocatori hanno conseguenze e non possiamo accettare che questo attacco resti senza risposta".
"Sono desiderosa di consultarmi con la Cina", spiega ancora nella conferenza stampa congiunta con l'omologo giapponese, Katsuya Okada, citando l'alleato più stretto di Pyongyang e la chiave di qualsiasi soluzione efficace, in vista del suo arrivo lunedì a Pechino, dopo un passaggio all'Expo di Shanghai.
I venti di guerra soffiano come non accadeva da tempo all'altezza del 38/mo parallelo, dove l'armistizio è sempre precario. La Corea del Nord, all'indomani del rapporto della commissione internazionale voluta da Seul che gli addebita (con "comprovati e scientifici esami", rileva la Clinton) le colpe della tragedia costata la vita a 46 marinai, rinnova le minacce al Sud e definisce la situazione "come una fase di guerra".
Gli analisti, tuttavia, concordano che ci si trova di fronte a una "difesa obbligata delle posizioni": la rappresaglia militare non è praticabile per i rischi di escalation e perché la Corea del Sud non vuole compromettere le buone prospettive dell'economia, puntando sul vertice G-20 dei capi di Stato e governo in programma il prossimo novembre a Seul.

SDA-ATS