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I ministri degli Esteri di Corea del Sud, Cina e Giappone si incontreranno domani a Seul, nel primo summit del genere in tre anni. Un formato di incontri avviato nel 2007, con l'impegno di rotazione annuale della sede, e poi sospeso ad aprile 2012.

Il focus sarà sulle turbolenze della Corea del Nord e il suo carico di missili e armi nucleari, ma soprattutto sulla verifica tra il ministro degli Esteri sudcoreano, Yun Byung-se, e le controparti cinese e giapponese, Wang Yi e Fumio Kishida, su un percorso per favorire un vertice tra i leader dei tre Paesi.

L'ultimo risale al maggio del 2012, quando l'allora premier giapponese Yoshihiko Noda, il presidente cinese Hu Jintao e quello sudcoreano Lee Myung-bak si videro a Pechino.

Il Giappone ha colonizzato la penisola coreana e parte della Cina a partire dall'inizio dello scorso secolo, con politiche anche brutali prima e durante la Seconda guerra mondiale.

I rapporti tra Tokyo, Seul e Pechino sono peggiorati di recente a causa di episodi quali le visite del premier nipponico Shinzo Abe al santuario Yasukuni, visto come il simbolo del militarismo di Tokyo, alcune sue prese di posizione bollate dai vicini come revisionismo e i propositi di reinterpretazione del Giappone della sua costituzione di rinuncia totale alla guerra.

Dall'insediamento di inizio 2013, la presidente sudcoreana Park Geun-hye non ha mai avuto colloqui bilaterali con Abe che, a sua volta, ha incontrato il presidente cinese Xi Jinping per la prima volta lo scorso novembre a margine del forum Apec di Pechino. Park e Xi, invece, si sono visti già cinque volte.

I tre paesi sono legati a doppio filo economicamente: la Cina è il primo partner commerciale della Corea del Sud e contende la leadership agli Usa per quanto riguarda il Giappone. Abe, Park e Xi visiteranno gli Stati Uniti nel corso dell'anno.

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SDA-ATS