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SEUL - L'affondamento della corvetta sudcoreana "Cheonan", che ha fatto tenere il fiato sospeso per i timori di un nuovo conflitto all'altezza del 38/o parallelo, resta avvolto da un fitto mistero. Come la nebbia che spesso copre Baengnyeong, l'isola e l'ultimo avamposto del Sud prima delle acque del Nord, in pieno mar Giallo, dove la nave di 1.200 tonnellate di stazza della Marina di Seul è colata a picco venerdì notte.
A 24 ore dal disastro, con 46 dispersi su 104 uomini d'equipaggio (58 sono stati tratti in salvo), la Corea del Sud esclude che Pyongyang abbia avuto un ruolo nel naufragio, mentre si fanno strada crescenti dubbi sui sistemi di sicurezza del paese. L'iniziale ipotesi di un siluro, fortemente rilanciata dai media sudcoreani, pare definitivamente accantonata. "Sulla base delle indagini finora svolte, crediamo che l'incidente non sia stato causato dalla Corea del Nord, anche se la dinamica non é ancora chiara", spiega un funzionario del governo all'agenzia Yonhap.
In mattinata, il presidente Lee Myung-bak, alla ripresa dei lavori del comitato di Sicurezza, ha rilevato che "ogni ipotesi deve essere considerata, mentre l'inchiesta deve procedere veloce ed essere approfondita".
Funzionari ed esperti militari, quasi contestualmente, hanno mostrato scetticismo sugli scenari di collisione della Cheonan contro una mina marina o di esplosione interna per problemi agli armamenti della nave, avendo in dotazione siluri e missili.
"Al momento, tutte le opzioni sono sul tavolo", ha detto un funzionario della Marina. "Anche se parliamo di una mina, è tutto da dimostrare come sia finita lì e la sua origine. Potrebbe essere della Corea del Nord, della Cina o dei nostri militari. Se anche fosse configurabile un attacco improvviso di Pyongyang, questo significherebbe l'esistenza di gravi lacune del nostro sistema di difesa".
Citando testimonianze dei sopravvissuti, fonti della Difesa hanno raccontato di un'esplosione a poppa, accanto all'elica, che ha causato un ampio squarcio nello scafo. I sommozzatori della Marina avrebbero dovuto immergersi per un sopralluogo sulla nave, che poggia su un fondale a circa 24 metri di profondità, con la poppa però a pelo d'acqua, ma sono stati fermati dal maltempo.
Il ministro della difesa Kim Tae-young ha assicurato che gli sforzi per la ricerca dei dispersi andranno avanti, malgrado le difficili condizioni meteo. Lee Ki-shik, capo di Stato maggiore, ha spiegato che "nessun movimento insolito da parte della Corea del Nord è stato rilevato".
L'incidente, su cui la Pyongyang non ha espresso finora alcun commento, è avvenuto in una fase di tensione tra le due Coree: i negoziati a Sei sono in fase di stallo dal 2008, mentre anche i deboli colloqui intercoreani stentano a produrre effetti di rilievo, a maggior ragione dopo le esercitazioni militari tra Seul e Washington e le ripetute dichiarazioni di alti funzionari americani e sudcoreani sulla preparazione di scenari di emergenza di Corea del Sud, Usa e Cina per far fronte a un possibile collasso del regime comunista nordcoreano.

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SDA-ATS