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L'ex presidente Park Geun-hye

KEYSTONE/AP/AHN YOUNG-JOON

(sda-ats)

La presidente sudcoreana deposta Park Geun-hye ha lasciato questo pomeriggio la Blue House, la residenza ufficiale dei Capi di Stato, con quasi una giornata di anticipo sulle indicazioni che la davano in partenza lunedì.

Lo ha fatto con toni critici e di non rassegnazione verso il responso della Corte costituzionale sull'impeachment.

Commentando per la prima volta il suo impeachment, Park, prima presidente donna della giovane democrazia sudcoreana e figlia del dittatore Park Chung-hee salito al potere nel 1961 con un golpe militare, si è affidata a un comunicato letto dall'ex portavoce: ha espresso alla Nazione "le scuse per non aver onorato i suoi impegni fino alla fine", dicendosi convinta che, sebbene "ci vorrà del tempo, la verità sarà eventualmente rivelata", in merito alle accuse di corruzione che le sono valse il giudizio avverso del 9 dicembre del Parlamento, poi convalidato dalla Corte.

Chiudendo il mandato anzitempo rispetto a febbraio 2018, Park ha fatto ritorno alla sua abitazione privata a Seul, una villa a due piani nel quartiere di Samseong, area residenziale di pregio del distretto di Gangnam, in cui ha vissuto dal 1990 al 2013.

Qui, ad attenderla, c'erano diverse centinaia di sostenitori scandendo slogan ("Park Geun-hye, presidente!", "Cancelliamo l'impeachment!") e una delegazione di deputati del Liberty Korea Party, l'ex Saenuri, rimasti a lei fedeli. La polizia, visti i tafferugli post verdetto causa di tre vittime, ha schierato un migliaio di agenti intorno alla casa di Park.

Secondo l'agenzia Yonhap, i ritardi del trasferimento nella residenza privata sono da spiegare coi lavori urgenti di ristrutturazione, cominciati dopo il responso della Corte, tra cui la caldaia, mobili e carta da parati, e uno spazio dove "sistemare" le guardie del corpo.

Entro 60 giorni dalla dalla sua uscita di scena ufficiale, verosimilmente il 9 maggio, si terranno le nuove elezioni presidenziali: i sondaggi indicano il Partito Democratico al 46,6%, mentre Moon Jae-in (ex leader democratico) guida le preferenze col 29,9%, seguito dal compagno di partito e governatore di South Chungcheong, An Hee-jung, al 17% e dal premier e presidente reggente Hwang Kyo-ahn (9,1%).

La Corea del Nord, con il Consiglio della riconciliazione nazionale, che vigila sui rapporti col Sud, ha auspicato sabato in una nota l'arrivo di un'amministrazione più "conciliante".

Quanto a Park, ora dovrà affrontare senza immunità le accuse di corruzione e altri reati che hanno già portato in galera la "sciamana" e confidente Choi Soon Sil, accusata di intromissione in affari di Stato e in documenti riservati, mentre estorceva soldi alle imprese del Paese (su tutte Samsung) perché facessero donazioni (69 milioni di dollari) a due fondazioni a lei riconducibili. E' possibile anche che maturi il suo arresto, anche se non immediato vista la delicatezza politica della vicenda.

Domani, intanto, si apre la seconda parte delle esercitazioni militari congiunte Seul-Washington, denominate Key Resolve, che si svilupperanno in vari scenari simulati fino al 24 marzo.

SDA-ATS

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