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Coronavirus: 90% ristoranti lavora in perdita, GastroSuisse

Il 90% ristoranti lavora in perdita KEYSTONE/AP/Rich Pedroncelli sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 24 maggio 2020 - 11:44
(Keystone-ATS)

La maggioranza dei ristoranti lavora in perdita. Lo rileva un sondaggio effettuato da GastroSuisse presso i suoi membri la prima settimana di riapertura dopo il lockdown. Per evitare una nuova chiusura, l'associazione chiede un allentamento delle misure protettive.

In base all'inchiesta svolta dall'11 al 18 maggio, alla quale hanno risposto 3172 operatori del settore, i tre quarti degli esercizi pubblici hanno ripreso ad accogliere i suoi clienti. Tuttavia, afferma citato in una nota il presidente di GastroSuisse Casimir Platzer, "nove stabilimenti aperti su dieci prevedono di subire perdite". Il fatturato medio della prima settimana di apertura è del 60% inferiore ai valori dello scorso anno.

GastroSuisse giustifica questo calo con le severe condizioni imposte al settore. Le misure più restrittive sono il limite di quattro persone per gruppo di clienti e la distanza minima di due metri tra i tavoli. Conseguenza: "la maggior parte degli stabilimenti è stata costretta a ridurre il numero di posti dal 35 al 65%", spiega Platzer.

Per questo motivo, molti partecipanti al sondaggio - appoggiati nelle loro rivendicazioni da GastroSuisse - chiedono, alla luce dei dati epidemiologi positivi, di sopprimere il limite di quattro persone e di rivedere la norma sulla distanza dei tavoli. Viene anche domandata la possibilità di ingrandire le terrazze senza troppe formalità.

Le condizioni attuali sono infatti giudicate così restrittive che circa il 40% degli esercizi pubblici non è sicuro di poter rimanere aperto in questa situazione. "Senza ulteriore flessibilità, molti locali dovranno chiudere di nuovo a giugno, perché l'apertura non è redditizia", sostiene Platzer.

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