Navigation

Coronavirus: allarme in Brasile, più morti che in Italia

Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro KEYSTONE/EPA/Joédson Alves sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 05 giugno 2020 - 20:03
(Keystone-ATS)

L'America Latina si conferma il nuovo epicentro della pandemia di coronavirus con il Brasile che registra oltre 34.000 vittime di Covid-19 diventando il terzo Paese al mondo per numero di morti, davanti all'Italia.

Questo nel giorno in cui dall'ormai ex focolaio del virus, la provincia cinese dell'Hubei, arriva la buona notizia che non ci sono più malati negli ospedali. E mentre la Gran Bretagna supera la soglia dei 40.000 morti, in Europa continua il calo dei contagi, fatta eccezione della Svezia dove per il terzo giorno consecutivo si sono registrati oltre 1.000 nuovi casi.

Il picco di morti in Brasile arriva dopo un nuovo triste record giornaliero di 1.473 vittime di Covid-19 che fa balzare il bilancio a 34.021 vittime, dietro alle 40.000 della Gran Bretagna e le 108.000 degli Stati Uniti.

Il Paese guidato da Jair Bolsonaro, che ha sempre sminuito l'allerta sulla pandemia infischiandosene di tutte le misure di lockdown, è il più colpito in America Latina che conta ormai 1.185.000 contagi (la metà dei quali in Brasile) e 57.900 morti. Gli altri Paesi dell'area in crisi sono Messico, che per il secondo giorno consecutivo ha visto un record di contagi (4.442), e il Perù, dove cominciano a scarseggiare le bombole di ossigeno e le persone sono costrette a file di ore per poterne comprare una per i loro parenti ammalati.

In Europa le notizie più preoccupanti continuano ad arrivare dalla Gran Bretagna che ha registrato una nuova impennata nel bilancio giornaliero del coronavirus, con altri 357 morti e un totale che sfonda quota 40.000. Di gran lunga record europeo in cifra assoluta, secondo al mondo solo agli Usa.

Un dato ancora più inquietante se si considera che a marzo il consigliere scientifico del governo di Londra, sir Patrick Vallance, aveva dichiarato che mantenere il numero dei morti "entro i 20.000 sarebbe stato un buon risultato". Un altro Paese europeo in cui i piani anti-Covid non sono andati come previsto dalle autorità è la Svezia.

Qui, per il terzo giorno consecutivo sono stati registrati oltre 1.000 nuovi casi per un totale di 42.939 contagiati e 4.639. È allerta anche in Israele dove ben 92 scuole e asili nido hanno dovuto chiudere i battenti, dopo aver ripreso le lezioni a pieno ritmo tre settimane fa. Sono 304 i positivi in diversi istituti scolastici ma almeno 14.000 tra studenti e insegnanti sono in isolamento a casa.

Sono stati, invece, dimessi dall'ospedale gli ultimi tre pazienti di Covid-19 nell'Hubei. Nella provincia della Cina dove tutto è cominciato sei mesi fa, sono stati segnalati in totale 68.135 casi di coronavirus e 4.512 decessi. Adesso rimangono sotto osservazione 217 persone asintomatiche risultate positive.

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo

Partecipa alla discussione!

Con un account SWI avete la possibilità di contribuire con commenti sul nostro sito web e sull'app SWI plus, disponibile prossimamente.

Effettuate il login o registratevi qui.