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Coronavirus: Bolsonaro, "il Brasile non si ferma per un virus"

Jair Bolsonaro KEYSTONE/AP/Andre Borges sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 28 marzo 2020 - 08:23
(Keystone-ATS)

"Alcuni moriranno, è certo. Mi spiace, ma è la vita. Però non si chiude una fabbrica di automobili perché ci sono morti negli incidenti stradali": così ha giustificato il presidente brasiliano Jair Bolsonaro la sua opposizione alle misure di isolamento generale.

In una intervista a un programma della Rede Bandeirantes, Bolsonaro ha ribadito che "il Brasile non si può fermare a causa di un virus, stanno cercando di mandare il paese in bancarotta con questo allarmismo", insistendo sul fatto che "la migliore medicina per questa malattia è il lavoro: chi può lavorare che vada a lavorare, non può nascondersi a casa in quarantena per chissà quanti giorni".

Il presidente ha anche messo in dubbio molte delle informazioni mediche più comuni sul coronavirus, sostenendo che "per il 90% della popolazione sarà una influenzetta", che i contagi degli under 40 "sono vicini allo zero, sono insignificanti" e ipotizzando che le cifre di malati e decessi registrate a San Paolo, epicentro dell'epidemia in Brasile, forse non sono attendibili.

"Alle cifre di ieri, Rio de Janeiro aveva 9 decessi e San Paolo 58. Ora, io capisco che la popolazione è più grande, ma la differenza delle cifre di San Paolo è troppo grande, io non credo ai numeri di San Paolo, anche per le misure prese da (Joao) Doria", il governatore dello Stato, ha detto Bolsonaro, aggiungendo che "non mi interessa ascoltare le opinioni di quella persona".

Dopo aver definito Doria "un pappagallo in cerca di audience", Bolsonaro ha detto che il governatore di San Paolo "dovrebbe ingoiare una pillola di umiltà", perché "quello che sta facendo a San Paolo (dove le autorità hanno decretato misure di isolamento sociale e freno alle attività economiche) non va bene, e i cittadini lo stanno capendo, stanno capendo che ha esagerato con la dose di medicina".

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