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Coronavirus: boom di contagi, Spagna teme seconda ondata

Spiagge affollate nonostante l'epidemia a Barcellona. Keystone/AP/EMILIO MORENATTI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 luglio 2020 - 21:58
(Keystone-ATS)

La Spagna, già colpita duramente dal primo tsunami del coronavirus, teme ora di essere travolta da una seconda ondata dell'epidemia, che finora l'ha vista al settimo posto al mondo per numero di morti.

I dati del ministero della salute di Madrid parlano di un nuovo record di casi registrati in una giornata, il numero più alto dall'8 maggio, con 628 infezioni nelle ultime 24 ore, di cui la metà in Aragona e Catalogna. Numeri che cozzano tuttavia con quelli diffusi dal governo regionale catalano, che parlano addirittura di 1'226 nuovi positivi nella sola regione autonoma, di cui 894 nell'area metropolitana di Barcellona.

Tanto che il direttore dell'unità di monitoraggio del coronavirus della Generalitat, Jacobo Mendioroz, ha ammesso che forse è stato "un errore" non aver proibito le partenze dal capoluogo catalano. E ha ammonito che dopo le misure restrittive annunciate venerdì per contenere i nuovi focolai - con l'invito a evitare le riunioni sociali, le uscite notturne e le attività culturali -, il passo successivo nei prossimi 15 giorni potrebbe essere un nuovo confinamento obbligatorio in casa per tutti i cittadini di Barcellona.

Dal 15 luglio è già stato imposto di rimanere a casa ai residenti in una zona nella città catalana di Lleida (Lérida), una misura che riguarda circa 250'000 persone. E molte regioni spagnole hanno intanto rafforzato l'obbligo di indossare mascherine.

L'andamento quotidiano dell'epidemia in Spagna è "monitorato molto attentamente" anche a Parigi, dove il primo ministro francese Jean Castex non ha escluso una nuova chiusura delle frontiere con i vicini: "è un tema reale che dobbiamo anche discutere con le autorità spagnole", ha ammesso.

Nuovo record di casi in Romania

Ma per l'Europa che credeva di essersi lasciata alle spalle l'emergenza e che si stava concentrando soprattutto sui piani per la ripresa economica, quello spagnolo non è l'unico fronte sanitario. A Est preoccupa infatti la curva dell'epidemia in Romania, dove ogni giorno si registra un nuovo record di contagi: 889 quelli conclamati nelle ultime 24 ore, il numero più alto dall'inizio della pandemia. E anche a Bucarest il governo non esclude di dover imporre una nuova quarantena ai cittadini.

Una situazione meno grave, ma comunque tenuta sotto osservazione, si registra nei Balcani, con 389 nuovi casi in Serbia, 298 in Bulgaria, 253 in Bosnia.

Chi non sembra essere mai uscito dall'emergenza è invece il Portogallo, dove dal primo luglio è in vigore un blocco per 700'000 abitanti nella regione di Lisbona. Misure che sono state prorogate almeno fino alla fine di luglio.

La Grecia ha intanto esteso ancora una volta il lockdown dei campi profughi, stavolta fino al 2 agosto, e ha reso obbligatorio indossare le mascherine nei supermercati.

E nel Vecchio Continente c'è già chi ha innalzato una nuova trincea come l'Ungheria, che da qualche giorno ha vietato l'accesso sul proprio territorio ai cittadini dei paesi africani, sudamericani, alla maggior parte dei paesi asiatici e di alcuni Stati europei.

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