La Cina rimuove dopo due mesi le restrizioni all'Hubei, la provincia epicentro della pandemia del coronavirus, annunciando ancora una volta zero casi di infezione sul fronte domestico.

Secondo i dati della Commissione sanitaria nazionale (Nhc), nella giornata di ieri sono stati confermati altri 47 contagi importati, saliti a totali 474, in gran parte legati al rientro di cittadini cinesi. Tre dei quattro decessi sono avvenuti dell'Hubei e due nel capoluogo Wuhan, dove il blocco sarà rimosso l'8 aprile.

Sempre nella giornata di ieri, 491 persone sono state dimesse dagli ospedali dopo la guarigione, mentre il numero di casi gravi è calato di 174 unità, a 1.399.

In totale, i contagi confermati in Cina si sono attestati a 81'218, di cui 4'287 persone ancora in cura, 3'281 decessi e 73'650 dimessi, che portano la quota di guariti al 90,68%.

Con l'allentamento delle restrizioni all'Hubei, che conta 60 milioni di residenti, la provincia ha cominciato il ritorno alla normalità, con la possibilità di spostamenti, rispettando rigide regole, via treno, auto e aereo. L'apertura di Wuhan, invece, è stata posticipata all'8 aprile. Chiuse, invece, le scuole.

La Cina, tuttavia, con la pandemia concentrata ora su Europa e Usa, teme ora l'ondata di ritorno con un aumento dei casi importati. Molte città hanno approvato regole molto stringenti sulla quarantena da rispettare, mentre tutti i voli diretti su Pechino, che è stata blindata, sono adesso obbligati a una fermata intermedia in una delle 12 città cinesi designate per poter espletare i controlli medico-santari di prevenzione e controllo del Covid-19. Solo con le relative rassicurazioni è possibile atterrare poi nella capitale.

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