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Coronavirus: epidemia spaventa, governo blocca grandi eventi

Tutti i grandi eventi, compresi quelli sportivi, delle prossime due settimane sono annullati. KEYSTONE/ENNIO LEANZA sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 28 febbraio 2020 - 18:34
(Keystone-ATS)

Niente carnevali e Salone dell'auto, partite annullate o disputate a porte chiuse. Il coronavirus ha spinto il Consiglio federale a usare le maniere forti e a ordinare l'annullamento di tutte le manifestazioni con più di 1000 persone fino almeno al 15 marzo.

I casi di contagio individuati sono intanto saliti a una dozzina, nonostante in un primo momento si fosse parlato di quindici.

Il governo si è riunito stamane per una seduta straordinaria e ha deciso di applicare per la prima volta la Legge sulle epidemie (LEp), votata nel 2013 e in vigore dal 2016. Essa permette a Berna di emanare provvedimenti che in situazioni normali sarebbero di competenza cantonale.

Il divieto, ha precisato il consigliere federale e ministro dell'interno Alain Berset alla stampa, non interessa uffici, stazioni e altri luoghi molto affollati. Ma l'impatto di questa scelta della Confederazione resta enorme.

Tanti eventi toccati

A farne le spese eventi molto popolari come i carnevali, ad esempio quello celebre di Basilea. Per risalire a un annullamento simile bisogna tornare fino al 1920, quando la manifestazione fu cancellata per l'epidemia di influenza spagnola. A Berna i festeggiamenti sono stati interrotti, mentre a Zurigo saranno amputati, con il corteo che non avrà luogo.

Lo stop riguarda pure il Salone internazionale dell'automobile di Ginevra, che l'anno scorso aveva attirato più di 600'000 persone. Stesso destino per Baselworld, la più grande fiera al mondo del settore orologiero.

Brutte notizie anche per gli appassionati di sport: rinviate le partite del campionato di calcio, mentre si svolgeranno senza pubblico le ultime due giornate della regular season di hockey su ghiaccio, fra cui il derby ticinese di domani. La lega deciderà lunedì sul da farsi in merito agli imminenti play-off, che dovrebbero partire sabato 7 marzo.

La Confederazione non risarcirà i costi derivanti dai vari annullamenti: toccherà agli organizzatori ricorrere alle loro assicurazioni private, ha precisato Berset. L'associazione svizzerotedesca a tutela dei consumatori ha subito chiesto il rimborso per chi aveva già acquistato i biglietti.

Una dozzina di casi

Per quel che concerne i contagi, le persone che hanno contratto il virus in Svizzera sono ormai una dozzina, mentre un centinaio si trovano in quarantena. Tra i malati anche un collaboratore televisivo presso la sede di Zurigo del gruppo CH Media. Inizialmente si era parlato di quindici individui, ma in seguito il numero è stato ritoccato verso il basso.

I casi registrati sono sparsi in vari Cantoni: Ticino, Argovia, Ginevra, Grigioni, Basilea Campagna, Basilea Città, Zurigo, Vaud e Obvaldo. Un piccolo giallo ha riguardato proprio il Ticino. L'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), prima di correggersi, aveva parlato di due persone contagiate. In realtà il conteggio è fermo a uno, con l'interessato che per altro sta bene ed è stato dimesso.

La situazione resta comunque fluida e destinata ad aggravarsi. Questo anche perché nei Paesi confinanti, in particolare in Germania e in Italia, la diffusione del virus non accenna a fermarsi. Nel frattempo ricercatori del Politecnico federale di Zurigo (ETH) hanno ipotizzato che l'epidemia sia cominciata prima di quanto si pensasse finora, ovvero già a inizio novembre.

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